Lupin
Omar Sy in “Lupin”

Lupin

SIAMO SERIAL: Il nostro viaggio continua con l’opera liberamente ispirata ai romanzi di Maurice Leblanc

Lupin è un ladro, ma non un ladro qualunque. Un ladro gentiluomo. Ed è proprio così che dovete immaginarlo nella serie tv lanciata da Netflix. Fate attenzione, però, perché l’Arsenio Lupin in questione non ha nulla a che vedere con il furfante del cartone animato che in Italia ha tenuto compagnia a generazioni di bambini e che si rifà al manga Lupin III. La serie tv francese è liberamente ispirata ai romanzi di Maurice Leblanc scritti all’inizio del Novecento, che raccontano le avventure del celebre ladro interpretato sul piccolo schermo dall’azzecatissimo Omar Sy, attore dalla carriera già scintillante, nel 2012 ha ricevuto il premio César per “Quasi amici-Intouchables”.

Il quattordicenne Assane Diop vede la sua vita completamente stravolta dopo la morte del padre, condannato per un crimine che non ha commesso, una tragedia che lo porta a covare un’irrefrenabile voglia di vendetta e giustizia verso la ricca famiglia che l’ha accusato. Venticinque anni dopo Assane, che intanto si mantiene commettendo piccoli furti, decide di portarla a compimento prendendo l’ispirazione dal romanzo Arsenio Lupin, il ladro gentiluomo, regalatogli a suo tempo dal padre.

Lupin è una trasposizione ai tempi moderni delle imprese del protagonista, una rivisitazione che funziona senza intoppi, con la capacità di creare un racconto leggero e a tratti divertente senza che si scada mai nel ridicolo o nel banale. La vicenda è raccontata attraverso flashback preziosi, che permettono di mettere insieme i pezzi del puzzle, man mano che la storia procede il giallo si fa sempre più complicato.

Il Lupin di Netflix, prodotto da Gaumont e creata da George Kay and François Uzan, è chiaramente costruito attorno alla figura di Omar Sy, carismatico e poliedrico nei travestimenti, così come deve essere nel caso di Lupin, sempre in fuga dalla polizia, vittima delle sue stravaganti trovate e incapace di acciuffarlo. In fondo, ci si rende conto che è lui l’unico vero personaggio sulla scena, tutti gli altri sono solo comparse utili al raggiungimento della sua vendetta. La prima stagione si conclude con un colpo di scena che lascia gli spettatori in trepidante attesa della continuazione, come è giusto che sia nelle serie tv che si rispettino.

Si tratta dell’ultimo esempio, in ordine di tempo, dell’impatto culturale del ladro gentiluomo, a cui sono stati dedicati film, serie tv, serie tv d’animazione, una pièce radiofonica e persino un videogioco che lo vede combattere contro un altro “gigante” della letteratura diventato star del grande schermo, Sherlock Holmes.


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