Luis Suarez, “l’architetto” del gol

Nel gioco, probabilmente impossibile ma inevitabile, del «più grande calciatore di sempre», qualcuno potrebbe indicare lui. Perché se non è stato il più spettacolare, può ambire al titolo di più completo. Luis “Luigi” Suárez, spagnolo della Galizia, 80 anni esatti, è stato la prima pedina voluta dal Mago Helenio Herrera per la Grande Inter degli anni ’60. Il regista di una squadra inimitabile in cui aveva un ruolo decisivo ma un peccato originale: il non essere italiano, ragion per cui lo si ricorda come meno cruciale rispetto a un Mazzola, un Corso, un Facchetti. A Luis Suarez è dedicato il saggio Luis Suarez. L’architetto che il giornalista sportivo melegnanese Marco Pedrazzini presenterà domenica al castello Mediceo all’interno di BookCity. Il più atteso fra gli ospiti del castello è il diretto interessato: forse ci sarà Luisito Suárez, anche se il suo impegno da osservatore internazionale del Barcellona rende incerta la presenza. Il libro di Pedrazzini (Melegnano Gemini Grafica 2015), con prefazione di Gianfelice Facchetti, sarà commentato dagli interventi di Massimiliano Castellani («Avvenire»), Daniele Redaelli e Claudio Gregori («Gazzetta dello Sport»), con la presenza di Luigi Prisco, figlio del mitico Peppino, e di Ernesto Paolillo, melegnanese e a lungo amministratore dell’Inter Marco Pedrazzini, 46 anni, manco a dirlo è interista da sempre. Negli ultimi anni ha assemblato parecchi volumi su personaggi scolpiti nel granito nerazzurro come appunto Peppino Prisco (Una penna due colori) e Giuseppe Meazza (Il mio nome è Giuseppe Meazza). Stavolta è il turno del «metronomo di centrocampo» dell’Inter che vinse tutto fra il 1962 e il 1967. «Luis Suárez arrivò a San Siro col campionato 1961-62 che era già una gloria del calcio spagnolo - spiega l’autore - perché pochi giorni prima dell’acquisto da parte di Angelo Moratti aveva portato il Barcellona alla finale di Coppa dei Campioni, persa per 3 a 2 col Benfica. All’epoca il calcio spagnolo era tutto Real Madrid con la sua stella Di Stefano, che però era argentino. Possiamo dire che solo con Suárez, iberico doc, le “Furie Rosse” riuscirono a vincere gli Europei del 1964 e prima il Pallone d’Oro del 1961. Perché, per quanto sembri strano, l’unico spagnolo ad averlo vinto è Suarez». «Era un giocatore alla Pirlo, alla Iniesta, alla Matthaus - continua Pedrazzini - uno di quelli che non perdono mai palla e non sbagliano un passaggio. Da questo punto di vista dico, e scrivo nel libro, «al più grande della Grande Inter»». Dopo innumerevoli derby della Madonnina marcato dal mastino lodigiano Giovanni Lodetti e dopo 54 gol (nessuno di testa), nel 1970 passa alla Sampdoria dove chiude nel 1973. Da allenatore brilla l’Europeo Under 21, con la Spagna, nel 1987.

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