LODI Il circolo Ada Negri: memoria visiva di un gruppo «che fece cultura»
Un’opera di Pier Manca in mostra a Lodi

LODI Il circolo Ada Negri: memoria visiva di un gruppo «che fece cultura»

La collettiva all’ex chiesa dell’Angelo ripercorre la storia dell’associazione

Che cosa è stata la galleria “Ada Negri”, nella Lodi tra la metà degli anni settanta e gli albori del nuovo millennio, lo spiegano in parte i testi esposti all’ex chiesa dell’Angelo, a introduzione della mostra “Ada Negri: storie e testimonianze di un circolo culturale” aperta lo scorso sabato. Li firmano Giovanni Amoriello e Aldo Caserini, che seguì da critico d’arte le mostre allestite nello spazio di corso Roma e poi in quello di via Gaffurio, dove fu Loredana De Lorenzi ad assumere la presidenza del Circolo, subentrando alla fondatrice Kezia Scagnelli. È stata la stessa De Lorenzi a volere questa mostra, che diventa tuffo nella memoria e desiderio di restituire, a vent’anni di distanza, la sostanza di un’esperienza che indubbiamente ha lasciato un segno significativo in quanti l’hanno vissuta: «Un gruppo di persone - scrive Caserini - che ha coltivato attenzioni tecnicamente e culturalmente diverse, dandone testimonianza con vocazione autentica all’interno delle attività associative». Attività che, se ebbero le mostre come episodi centrali, hanno lasciato nei protagonisti di allora nostalgie anche per gli incontri e i momenti di confronto animati dallo spirito di valorizzazione delle diverse personalità, anche emergenti. Corredata da una serie di documenti scritti e fotografici tra i quali il pubblico può cercare di ricomporre il filo narrativo della vicenda, la mostra si apre presentando specularmente le opere delle due presidenti del Circolo, la poliedricità anche stilistica della De Lorenzi espressa in dipinti, disegni e ceramiche, a confronto con la pittura di richiamo neocubista della Scagnelli. Il prosieguo del percorso dà conto, ovviamente per cenni, di alcune delle ricerche che furono protagoniste delle esposizioni: «Opere garantite da una tradizione di leggibilità - scrive Caserini, tra le quali spiccano nomi di autori scomparsi come Ugo Maffi, Pier Manca, Bruna Weremeenco e Zoran Grmas, parte di quelle personalità già territorialmente affermate, invitate a inaugurare le stagioni espositive, caratterizzate dal coinvolgimento anche di autori meno noti, ora ricordati nella mostra. La qualità dei dipinti di Tindaro Calia e delle ceramiche di Caterina Benzoni, e lavori convincenti di Ornella Bernazzani ed Eleonora Ghilardi, Vanda Bruttomesso e Elena Amoriello che omaggia xilograficamente la poetessa lodigiana da cui il circolo prese il nome, compongono l’“Amarcord” insieme alle opere di soci come furono Mariuccia Arati, Alfredo Angelini, Angela Beltrami, Gianni Bettinelli, Giorgio Breviglieri, Claudio Coltura, Antonio Cosimato, Agostino Fellotti, Emilio Ferrari, Mariangela Groppelli, Franco Marchesi, Mario Quadraroli, Franchina Tresoldi e Ida Vignolo Caroli.


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