Lodi, Barbarossa e i templari: una storia ancora tutta da scoprire

La ricostruzione firmata da Alida Giacomini Costanzi e Loredana Rusconi

Un uomo nato per comandare e combattere. Così si potrebbe definire l’imperatore Federico I detto il Barbarossa. Solo che per i lodigiani fu anche qualcosa di più, dato che volle e realizzò la rifondazione di Lodi dopo la distruzione dell’antica Laus da parte della rivale Milano. Il 3 agosto del 1158, giorno della posa della prima pietra della nuova Lodi, è commemorato da un piazzale della città, dove si trova anche la statua equestre dedicata all’imperatore. Ma per le strade di Lodi ci sono altre effigi che celebrano questa figura storica, cui sono stati dedicati numerosi studi e ricerche. Ad esse si aggiunge adesso anche un nuovo libro scritto dalla professoressa Alida Giacomini Costanzi e da Loredana Rusconi e intitolato “Federico Barbarossa a Lodi e i templari”. Nel testo viene messa a fuoco la relazione speciale tra Lodi e Federico Barbarossa, ma si riflette anche sui templari e sulla loro presenza in città.

Il libro comincia con il Barbarossa che dopo l’esperienza della Seconda Crociata si lascia tentare anche dalla terza. Ha 70 anni, eppure vuole provare ancora un’altra Crociata per molteplici motivi: la sua vicinanza alla causa normanna in Terrasanta; la positiva accoglienza nella Crociata precedente, la grande stima nei confronti del cugino Corrado del Monferrato, difensore di Tiro. Parte il 27 marzo 1188 da Magonza, per un’impresa da cui non farà ritorno, che viene raccontata nel volume, insieme al rapporto che il Barbarossa ebbe con Lodi e anche ai contatti con i templari. Il testo appare curato con attenzione, come spesso accade nel caso di libri redatti da persone che per tutta la vita hanno amato insegnare e divulgare, e forse proprio per questa ragione scopre aspetti differenti e prospettive inusuali.

Il libro si conclude lasciando sospeso il giudizio sui templari: chi furono infatti esattamente? Nelle pagine finali ci si concentra sulla storia dei templari e soprattutto sul significato della loro opera, che ancora non è definito del tutto. Un’interpretazioni li vede vittime innocenti dell’avidità di un re e della viltà del Papa Clemente V; un’altra sostiene che fossero saggi, integri, coraggiosi e curatori dei poveri, primi banchieri ma in modo etico e la terza li dipinge violenti, peccatori, sodomiti, avidi e perfino eretici. Prospettive diametralmente opposte, che rendono forse ancora più interessante lo studio di questo ordine e della sua storia.

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