L’Inter “esterofila” di Francesco Rovida

Chi accusa l’Inter di “esterofilia” probabilmente non conosce bene la storia della fondazione del glorioso club nerazzurro. Il 9 marzo 1908 quarantatré soci dissidenti del Milan, capeggiati dal pittore Giorgio Muggiani, si trovarono al ristorante “Orologio” dove diedero vita allo statuto della nuova società: «Questa splendida notte darà i colori al nostro stemma: il nero e l’azzurro sullo sfondo d’oro delle stelle – si legge nel verbale della prima riunione -. Si chiamerà Internazionale, perché noi siamo fratelli del mondo». In un successivo comunicato inviato a «Gazzetta dello Sport» e «Corriere della Sera», si precisava inoltre che «lo scopo precipuo del nuovo Club è di facilitare l’esercizio del calcio agli stranieri residenti a Milano e diffondere la passione fra la gioventù milanese». Quello tra l’Inter e i calciatori provenienti dal “resto del mondo” è dunque un rapporto che ha radici profondissime e che sta proprio alla base della filosofia societaria. Ma quanti e quali stranieri hanno vestito la maglia nerazzurra? Una domanda per “secchioni” della materia, alla quale ha risposto in modo più che esaustivo il lodigiano Francesco Rovida, autore del volume Tutti gli stranieri dell’Internazionale, uscito da poco per i tipi Urbone publishing. Non è la prima volta che Rovida, tifoso interista fino al midollo, si cimenta in un’operazione editoriale dedicata alla sua squadra del cuore: lo scorso anno, sempre per Urbone, diede alle stampe Istvan Nyers. Le Grand Etienne, libro incentrato sulla figura di uno dei più geniali calciatori della storia della Beneamata. Nyers ritorna anche nel nuovo volume, insieme a 266 colleghi stranieri che hanno giocato sulla sponda nerazzurra del Naviglio, tutti rigorosamente “catalogati” in ordine alfabetico. La colonia argentina (46) è la più numerosa, seguita da Brasile (32) e Svizzera (21). Il testo di Rovida parte dalla A di Adriano, l’“imperatore” caduto troppo in fretta, fino alla Z di Javier Zanetti, il capitano per antonomasia. Nel mezzo figurano tanti altri campionissimi, ma anche giocatori dimenticati, meteore e veri e propri bidoni. Di ognuno Rovida ha raccolto dati, statistiche e aneddoti e tracciato un brevissimo profilo tecnico. «Tutto ciò che riguarda l’Inter mi ha sempre incuriosito – spiega l’autore lodigiano, impegnato quotidianamente nella gastronomia di famiglia in corso Roma -. Sono abbonato a “San Siro” da vent’anni: alla fine di ogni partita torno a casa e aggiorno le statistiche dei vari giocatori. Per quelli del passato mi sono basato su vari siti e almanacchi». Un lavoro certosino che gli ha permesso di tratteggiare un pezzo importante della storia interista: «Gli stranieri sono stati fondamentali per raggiungere le vittorie. Il mio preferito? Zlatan Ibrahimovic, vinceva le partite da solo». Meglio anche di un certo Ronaldo? «Sì – risponde sicuro Rovida -. Al secondo posto metto il grande Milito, sul terzo gradino Javier Zanetti». Ma nel suo cuore nerazzurro c’è posto anche per i “sommersi”: «Mi piaceva il turco Okan Buruk, scarsotto tecnicamente ma ci metteva il cuore. Il più grande rimpianto invece è Dennis Bergkamp: a Milano purtroppo non è riuscito a incidere come ha poi fatto nell’Arsenal».

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