Levi in difesa e Tolstoj centravanti:
le formazioni letterarie di Gino Cervi

l’INTERVISTA L’autore e consulente editoriale racconta il suo podcast, in cui scrittori e scrittrici diventano calciatori di un subbuteo immaginario

In porta... Carlo Porta (e chi altri?); in difesa scrittori “resistenti”: sulle fasce Beppe Fenoglio e Luigi Meneghello, al centro Primo Levi e Leonardo Sciascia. In mezzo al campo lo scrittore francese Georges Perec in coppia con Italo Calvino; sull’ala destra, numero 7 sulla schiena, il “jolly” Enzo Jannacci, mentre a Goffredo Parise spetta il 10 di riveriana memoria. In attacco due stranieri da “Pallone d’oro”: Stendhal e Tolstoj. È la formazione immaginaria scelta da Gino Cervi, «meccanico dei libri degli altri, ma che a volte ha corso anche in proprio», come si definisce nella sua autobiografia, nonché creatore (con il regista Federico Frascherelli) del podcast “Romanzo di formazioni” che unisce calcio e letteratura.

Il format, disponibile su Spotify e YouTube, prevede che un ospite schieri una formazione ideale di undici autori (scrittori/scrittrici) fondamentali per la propria formazione intellettuale, raccontando il perché delle scelte. «Con Federico Frascherelli siamo partiti da due passioni quasi ossessive: la letteratura e le formazioni immaginarie», racconta Cervi, autore e consulente editoriale. «Da lì è nata l’idea: chiedere a persone che hanno a che fare con la cultura di costruire la loro squadra. Dieci nomi più un jolly, anche extra-letterario, che abbia inciso profondamente nel loro percorso. Il bello del gioco è che l’ospite deve poi spiegare tutto: perché uno finisce sull’ala e un altro fa il centravanti». Il progetto va avanti da quasi un anno e mezzo, e ha costruito un pubblico fedele.

«Organizziamo puntate da 45-50 minuti, chiacchierate divertite ma mai superficiali, sempre con i libri al centro. Sullo sfondo c’è un immaginario infantile: le figurine, il tavolo del subbuteo. E adesso iniziano ad arrivare anche inviti per farlo dal vivo».

Letteratura e calcio, dunque, non solo convivono ma dialogano. «Sembrano mondi lontani - osserva Cervi, classe 1964, “come Marco Van Basten e Gianni Bugno”, precisa con orgoglio - soprattutto se si pensa al calcio contemporaneo, veloce e dominato dalle immagini. In realtà i punti di contatto sono continui. Il calcio genera storie: personali, collettive, intime. Racconta relazioni, appartenenze, identità. Ci piace pensare che uno scrittore possa essere accostato a chi lavora con i piedi. È un gioco serio, ma sempre sostenuto da una buona dose di autoironia». Cervi, pavese di nascita ma molto legato al Lodigiano - da bambino visse per un periodo in una cascina a Borghetto e ha curato diversi libri dell’amico Andrea Maietti, lo “zio Athos”, con il quale aveva fondato anche il presidio di fabulazione sportiva “Em bycicleta” all’osteria San Bassan di Gino Cassinelli - firmerà un racconto per la nuova puntata della newsletter culturale del “Cittadino”, in uscita mercoledì. «Il racconto parte da una riflessione sull’ennesima mancata qualificazione della Nazionale azzurra ai Mondiali e arriva alle formazioni immaginarie con gli scrittori».

Intanto lavora a un nuovo progetto: «Sto scrivendo un libro su Antonio Maspes, pistard milanese degli anni Cinquanta e Sessanta, il Fausto Coppi della pista di quel periodo». 

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