Lele Adani, i Mondiali, Temptation Island: tutto un ciarlare di pallone e sentimenti
TELEKOMMANDO La rubrica a cura di Fabio Francione
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Anche questa settimana, come più volte fatto negli ultimi numeri, vale puntare il dito sugli unici due programmi, i Mondiali di calcio d’oltreoceano e Temptation Island, che nei fatti stanno monopolizzando i palinsesti di inizio Estate di Raiuno e Canale 5. Taccio per ora sulle derive social e web. Per non parlare dei quotidiani e delle riviste. Insomma, è tutto un ciarlare di pallone e di sentimenti. Ça va sans dire. Sarebbe bello che ci fosse un cantante, specialista in elenchi alla Rino Gaetano, forse qualche rapper, trapper, che ne mettesse alla berlina tutti i tic e le cose che non vanno assolutamente e che, puntualmente, in una cronaca che dovrebbe essere il più possibile obiettiva ed invece trasforma fatti in opinioni. Per giunta su questioni cruciali che stanno travolgendo il nostro tempo. Insomma, com’ è facile sviare l’attenzione dando in pasto alle persone – e mi stava scappando “la gente” – il proverbiale “pane e circo”. Tolgo di mezzo il reality dell’amore (o meglio del disamore e delle separazioni) e vado a gamba tesa sui Mondiali, giunti al loro epilogo: mai visti di così scarsi, dove a tener banco sono i grandi campioni quasi quarantenni, forse veramente i più forti di sempre, che fanno il bello e il cattivo contro giocatori valutati a peso d’oro, quand’invece sembrano più attenti all’apparire che alla sostanza del “giuoco” (chissà chi ricorda, con un sorriso, l’old style della pronuncia, l’altra parola abusata era “club” ed è meglio non riprodurne il suono). L’unico che ci vede del buono è Lele Adani, giocatore di medio cabotaggio, anche se lui dice di essere stato convocato in Nazionale (in 4 anni circa, 5 presenze su 14 convocazioni, tutte in amichevoli) e aver giocato nell’Inter di Vieri, Zanetti e del Cannavaro pre-mundial. Ma, commentatore tecnico e opinionista di rara presenza “scenica”. Criticatissimo per come enfatizza le azioni dei suoi beniamini (su tutti e non da ora, Messi e l’albiceleste), a mio avviso, Adani sta raccontando il calcio con un nuovo (anche se non inedito, basta ascoltare le telecronache sudamericane) linguaggio. La sua spiegazione del calcio è tutt’altro che semplice come va raccontando ad esempio Allegri, che però di mestiere fa l’allenatore. E va ascoltato attentamente sulle analisi delle azioni e sui modi in cui le squadre occupano il campo, perché si può essere in disaccordo (e sono in molti), ma non in cattiva fede. Adani, a torto o a ragione, sa di calcio.
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