Le toccanti memorie di Hannah Pick Goslar, amica d’infanzia di Anna Frank

IL LIBRO Uno sguardo intimo e doloroso

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Amsterdam

Come Anna Frank era ebrea ed era nata in Germania. E come Anna Frank si era trasferita ad Amsterdam da bambina, insieme alla famiglia, in cerca di una terra dove sentirsi accolti. E da quella volta in cui con la mamma aveva sentito un accento conosciuto, nel quartiere Rivierenbuurt dove arrivavano molti ebrei tedeschi, con Anna era diventata amica. Tanto che il suo libro si chiama La mia amica Anna Frank.

Hannah Pick – Goslar aveva condiviso con Anna Frank la scuola, i giochi in Merwedeplein, le piccole feste, le progressive restrizioni per gli ebrei di Amsterdam fino all’obbligo di frequentare la scuola ebraica e il divieto di andare in bicicletta.

Nella piazza su cui la casa di Anna si affacciava, in Merwedeplein, ancora oggi c’è lo spazio di sabbia dove i bambini giocavano allora e giocano tutt’ora. All’angolo, la libreria dove Anna scelse il suo diario per il 13esimo compleanno. Dall’altra parte della strada passano oggi ebrei osservanti di ritorno dalla sinagoga (due quelle ancora attive). E nel prato, la statua di Anna con una valigia, simbolo di tutti quei bambini e quei ragazzi che furono costretti ad andarsene. Se la famiglia Frank si nascose nel rifugio segreto, Hannah in quei giorni andò a cercare l’amica a casa e non la trovò, convincendosi che fosse in Svizzera al sicuro. Poco prima aveva visto – racconta nel libro - quei lumini accesi nelle case, quando i sedicenni ebrei si preparavano a presentarsi – costretti - alle autorità tedesche. E poco dopo dovrà affrontare la morte della mamma e del fratellino appena partorito, prendersi cura della sorellina Gaby e ancora la deportazione, insieme a papà, nonni e sorellina.

Anche Anna Frank come Hannah sarebbe passata da Westerbork, nell’Olanda dell’est, in transito verso i campi di concentramento (anche Edith Stein passò da là). Ma Hannah Pick – Goslar è tornata a casa alla fine della guerra e nel suo libro ha potuto raccontare quali furono le condizioni degli ebrei olandesi a Westerbork e poi a Bergen Belsen, la fame, la mancanza di igiene, le malattie. In La mia amica Anna Frank ricorda tutti i nomi dei compagni di classe, quelli mai più tornati, quelli delle ragazzine a Merwedeplein e quelli delle famiglie incontrate nella lunga sofferenza che infine l’hanno portata ad arrivare viva al 1945. L’originalità del libro non sta dunque solo nel fatto che Hannah racconta particolari che si intrecciano con il diario di Anna Frank, ma anche nel suo raccogliere nomi, fatti, aneddoti che legano la storia mondiale a quella di tante singole persone. Anna era nata il 12 giugno 1929, Hannah il 12 novembre 1928. Si incontrano per l’ultima volta a Bergen Belsen, dove Anna arriva con Margot da Auschwitz, la fame insopportabile. E se l’autrice del diario spirerà a marzo 1945, Hannah Pick – Goslar è mancata a quasi novantaquattro anni ad ottobre 2022. Dopo la guerra, aiutata da Otto Frank papà di Anna, Hannah raggiunse prima la Svizzera e poi la Palestina del nascente Stato ebraico, come avrebbe voluto suo padre. Nel libro non tralascia di riportare l’incontro tra esigenze ebraiche e palestinesi, mentre conosce il suo futuro marito e ogni parola scritta è la storia del mondo. Invitata da “zio Otto”, nel dopoguerra Hannah si reca in America dove comincia a raccontare la storia di Anna e di tutti. Non smetterà più di farlo. La mia amica Anna Frank raccoglie memorie dolorose e dolci, personali e collettive: le sue pagine testimoniano quanto i preconcetti, gli stereotipi, i giudizi sugli altri siano arbitrari e mai realistici, lo siano stati prima e lo siano ora.

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