Le scelte coraggiose del presidente Moore e i segnali dal pubblico
Laura Poitras con il Leone d’oro

Le scelte coraggiose del presidente Moore e i segnali dal pubblico

Il bilancio della Mostra del cinema 2022 che si è chiusa con la vittoria di Laura Poitras

Sono tante le cose che restano - per fortuna - al termine di undici giorni di cinema vissuti alla Mostra del cinema di Venezia. Alcune sono certezze, altre sono speranze. Alle prime appartengono i film e il giudizio della giuria che ha premiato con il Leone d’oro la regista Laura Poitras per il suo documentario “All the beauty and the bloodsheed” dedicato alla vita dell’artista Nan Goldin: una scelta coraggiosa, alquanto inattesa, per un film che aveva comunque colpito molti al Lido. Per il terzo anno consecutivo il premio più prestigioso della Mostra di Venezia va a una donna, che nel palmares di quest’anno è anche affiancata dall’esordiente Alice Diop che ha ricevuto il Leone d’argento - Gran premio della giuria per “Saint Omer” (anche premiato come miglior opera prima). «Scelte coraggiose» le ha definite lo stesso direttore della Mostra Alberto Barbera che alla fine può essere soddisfatto per il premio (doppio) al film di Luca Guadagnino “Bones and all”, per la miglior regia e per l’interpretazione di Taylor Russell a cui è andato il premio Mastroianni come attrice emergente. Condivise anche le altre scelte dei giurati guidati da Julianne Moore, a partire dai premi a “Gli spiriti dell’isola” di Martin McDonagh (miglior sceneggiatura e interpretazione a Colin Farrell), alla Coppa Volpi a Cate Blanchett, fino al riconoscimento a Jafar Panahi per il suo “Gli orsi non esistono” che - al di là del significato della sua presenza in Concorso alla Mostra - riporta il regista iraniano ai livelli del suo cinema migliore.

Come ha sintetizzato Alberto Barbera si tratta di scelte coraggiose che probabilmente hanno isolato il meglio di quanto visto in Concorso, tralasciano necessariamente qualcosa. La selezione di questa edizione era mediamente alta, con alcuni picchi, senza un favorito assoluto come era accaduto ad esempio un paio d’anni fa nell’edizione più difficile di tutte in piena pandemia con “Nomadland” di Chloé Zhao. Scelte coraggiose che ora aspettano il giudizio del pubblico in sala: difficile prevedere quale sarà la reazione al Leone d’oro a un documentario su un’attivista delle battaglie contro l’industria farmaceutica ambientato negli anni ’70.

Così si passa al capitolo speranze: la Mostra numero 79 ha segnato un clamoroso ritorno del pubblico (e degli accreditati) al Lido: i giorni del festival sono stati affollati come da tempo non si era potuto vedere, con pienone in passerella ma anche nelle sale, dove le proiezioni sono andate sempre o quasi esaurite. Un bel segnale per il cinema che ora però deve essere confermato nella programmazione di tutti i giorni, nelle sale delle città che soffrono un calo di pubblico che non si è arrestato, nemmeno dopo l’allentamento delle misure di sicurezza dettate dall’emergenza Covid. In sala arriveranno diversi film di Venezia, alcuni sono già in programmazione come “Il signore delle formiche” di Amelio (che ha avuto un ottimo debutto) e il bellissimo “Love Life”: la speranza è che l’onda lunga della Mostra si riverberi anche sui cinema delle nostre città, grandi e piccole. Perché come ha sottolineato anche Paolo Virzì in passerella quello resta il luogo dove vedere i film.


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