Le “illusioni” di Balzac e il dramma di “Sundown”

Le “illusioni” di Balzac e il dramma di “Sundown”

Cinema d’autore a Venezia con il francese Giannoli e il vincitore dell’ultimo Leone d’argento Franco

A latitudini opposte, ma dalla stessa parte: quella del cinema d’autore. Il concorso di Venezia 78 al giro di boa regala due film ugualmente imperdibili, girati da registi che in passato hanno lasciato il segno al festival di Venezia, il francese Xavier Giannoli (“Marguerite”) e Michel Franco che l’anno scorso aveva conquistato il Leone d’Argento con “Nuevo orden”.

Classico è la definizione inevitabile, ma riduttiva, per “Illusioni perdute” di Giannoli, adattamento del capolavoro di Honoré de Balzac portato sullo schermo da Giannoli con l’aiuto di un cast straordinario e uno sforzo di ricostruzione che lascia spesso a bocca aperta. Due ore e venti di film che non hanno un secondo di pausa e condensano l’opera senza inciampi e senza lasciare nulla o quasi lungo il cammino. Il vero capolavoro Giannoli lo fa però cogliendo (e restituendo) l’attualità del testo, trasformando il lascito di “Illusioni perdute” in una riflessione contemporanea sull’ambizione, il successo, le illusioni, l’arte, la letteratura e il potere di chi le racconta. «Un’eleganza che alcuni non arriveranno a comprendere mai... Non una nota dissonante» “legge” la voce fuori campo mentre descrive l’ambiente in cui arriva il giovane Lucien che dal paese di Angouleme sbarca a Parigi per inseguire il sogno di fare lo scrittore. La citazione può essere rubata per metterla in testa al film di Giannoli che come quell’orchestra si comporta, senza fermarsi alla sontuosa messa in scena, ma scavando tra i meccanismi del potere e il desiderio di raggiungerlo. «Il denaro era la nuova aristocrazia. E nessuno voleva tagliarli la testa»: svela Balzac a Lucien e allo spettatore. In due parole: senza tempo.

Michel Franco invece sposta lo sguardo su un dramma intimo e familiare, ambientato al sole di Acapulco. Qui è ambientato “Sundown” e qui troviamo il protagonista Neil (Tim Roth) in vacanza con sorella e i due nipoti. La notizia di un lutto in famiglia sconvolgerà i piani di tutti lasciando però apparentemente imperturbabile Neil che troverà la maniera di rimanere in Messico, ingannando gli altri che faranno ritorno a Londra. Franco svela piano nuovi particolari della vicenda che resta avvolta nel mistero fino almeno alla metà del film. Tutto ruota attorno all’enigmatico Neil che sembra disinteressarsi degli avvenimenti che accadono mentre lui resta, immobile o quasi, davanti al mare. In realtà la sua è una figura disperata che cerca di cogliere ogni istante della vita che lo circonda, mentre il regista messicano contiene le esplosioni di violenza di “Nuevo orden” per concentrarsi sulle dinamiche familiari e su un percorso intimo di rara precisione. L’emozione che si respira è autentica, il fremito vitale che avvolge il luogo e i personaggi tangibile, ed è su questi elementi che si regge il film. Mentre il sole al tramonto del titolo funziona come metafora.


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