Un Francese a Lodi, torna il maestro della pittura-pensiero
Un particolare dall“Elegia per Kronstadt”, una delle opere di Francese esposte in mostra

Un Francese a Lodi, torna il maestro della pittura-pensiero

Il 6maggio alla Bcc Centropadana scatta una retrospettiva sul grande pittore

Non è facile entrare nel mondo di Franco Francese. Si resta lì, sulla soglia, tra memoria ed emozione, in una dimensione psicologica complessa da esplorare. Dopo l’esposizione dedicata ad Alfredo Chighine, l’atrio della Banca Centropadana ospiterà da domenica 6 a domenica 27 maggio (inaugurazione sabato 5 alle ore 17.30) un altro protagonista di consacrata rilevanza nazionale. Ancora una volta l’artefice è lo scrittore e critico d’arte Tino Gipponi, che ha avuto l’onore di conoscere e frequentare il pittore milanese, tanto da essere nominato suo esecutore testamentario. Nato nel 1920 e morto nel 1996, Francese, così lo descrive Gipponi, era dotato di «temperamento spinoso, di aspra scorza, con chiusure non facilmente aggirabili, di esigente solitudine per vocazione, senza rimpianti né rimorsi». Costanza d’ispirazione, densità d’espressione ed energia morale lo caratterizzano.
«Il disegno come principale conoscenza della forma (e ogni forma ha un proprio contenuto) è sempre stato rispettato dal pittore milanese in quanto disciplina di base per la sua pittura di figura senza essere strettamente figurativo in senso tradizionale», questa l’analisi di Gipponi.

«Una pittura-pensiero, di idee, di febbrile percezione, di dimensione psichica, con affondi evocativi e di sovrasensi e presentimenti che rifiuta l’ingabbiamento in un formulario stilistico per non ripetere una cifra prefabbricata da altri o immobilizzare la propria ricerca in una formula. Lontano da questi ripiegamenti, dallo stilismo del gusto esornativo, per dire piacevolezza contemplativa o, peggio ancora, dalla gradevolezza illustrativa o descrittiva. Un operare teso invece a raggiungere un risultato in continuo divenire, di ardua decifrazione, ben sapendo che non esistono artisti senza uno stile che resta sintesi denotativa dell’individua personalità». Un’arte, quella di Francese, difficile da comprendere e accettare dal primo momento. Quando accolta, però, ne è sicuro il critico, «conserva la perduranza riservata all’eletta schiera degli autentici artisti, che più si vedono e più si amano, più si osservano e più si capiscono e apprezzano».

La trentina di opere in mostra per lo scrittore lodigiano si distacca dalla «sarabanda di esposizioni» che negli ultimi anni hanno travolto Lodi (e non solo). «Nel disordine qualitativo e nella confusione di valori oggi imperanti - spiega Gipponi - , viene da chiedersi, e non solo per Francese, di quanta negligenza e silenzio siano immeritatamente avvolti autentici artisti, maestri del secolo scorso. L’oggi di un mercato speculativo esasperato che commercializza l’arte come mercanzia o prodotto qualsiasi pubblicizzato che rende tutti conoscitori competenti nel previlegiare il prezzo a dispetto della qualità di un’opera, annullando così la funzione primaria del giudizio artistico che distingue e individua cosa sia significativo e di valore».


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