L’Alligatore
“L'alligatore”: Matteo Martari e Thomas Trabacchi

L’Alligatore

SIAMO SERIAL La saga dei libri di Massimo Carlotto approda sullo schermo

La laguna veneta come il delta del Mississippi. E un arpeggio blues che confonde la mente, cancella i confini, scombussola i pensieri. Come l’alcol del Calvados che va giù facile e poi presenta il conto. Senza queste tre cose l’Alligatore non potrebbe esistere, e queste tre cose si ritrovano ovviamente nella versione per lo schermo dei romanzi di Massimo Carlotto, diventati serie tv con la regia di Daniele Vicari (ed Emanuele Scaringi) e la firma alla sceneggiatura di Andrea Cedrola e Anna Paolucci (e la collaborazione dello stesso Carlotto). Ex detenuto finito in carcere ingiustamente, ex musicista blues (parentesi che gli ha lasciato appiccicato addosso il soprannome che si ritrova) l’Alligatore è una specie di investigatore privato, che si occupa di casi difficili da risolvere, rimanendo perennemente in bilico tra la legalità e tutto quello che sta fuori dai suoi confini. Beve troppo, fuma ancora di più, ha amici pericolosi ma di una lealtà antica, un amore perduto e tanti nemici lungo la strada. Chi ha letto i romanzi di Carlotto (pubblicati in Italia dalle edizioni E/0) si aspetta le atmosfere hard-boiled, le trame scorrette, il chiaroscuro dei personaggi. E poi: che faccia può avere l’Alligatore? Come tutti i personaggi passati dalla pagina allo schermo questo è il quesito più difficile da risolvere. Nella serie lo scoglio è superato grazie all’interpretazione di Matteo Martari, che dà fisico (anche se forse è troppo bello...), sofferenza e accento veneto al personaggio. Ma l’Alligatore non potrebbe esistere (a parte il Calvados, la laguna e il blues si è detto...) senza la “corte” che lo accompagna e qui il film-tv fa lo scatto in avanti, perché la caratterizzazione di Beniamino Rossini di Thomas Trabacchi strappa applausi a scena aperta e sfiora la perfezione. Ex galeotto incontrato in carcere e diventato amico per la pelle, contrabbandiere con un senso dell’onore che risale ai tempi delle canzoni della mala milanese (di cui conserva la parlata) Rossini è l’autentico valore aggiunto di questa serie tv. Assieme alle musiche composte da Theo Teardo che non possono essere un semplice accompagnamento musicale ma fanno parte integrante della trama blues. Funzionano meno invece alcune figure che la serie dilata a dispetto dei romanzi. Gli episodi de “L’Alligatore” sono in onda su Rai 2 mentre la serie completa si trova già su Rai Play per chi vuol fare “binge watching” senza staccarsi dal flusso delle storie. Che sono tratte da tre dei libri di Carlotto (“La verità dell’Alligatore”, “Il maestro di nodi” e “Il corriere colombiano”): solo una parte quindi della saga dell’investigatore tormentato che con ogni probabilità tornerà dopo questo primo capitolo.


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