La Veglia di Santa Lucia che invoca pace e futuro
La Veglia che ha visto coinvolte diverse associazioni (Foto by (Borella))

La Veglia di Santa Lucia che invoca pace e futuro

La tradizionale “Festa della luce” dedicata quest’anno a Gino Strada e alle donne di Kabul

“Abbiamo fame di futuro” è stato il grido di protesta e di speranza condotto all’unisono dalle associazioni lodigiane protagoniste sabato della Veglia di Santa Lucia, tradizionale “Festa della luce” quest’anno giunta ala sua 34esima edizione. Piazza Ospitale, di fronte alla facciata della chiesa di San Francesco, si è trasformata in un palcoscenico a cielo aperto per accogliere lo spettacolo “La luce e le tenebre” nato dalla convergenza delle esperienze artistiche del Laboratorio degli Archetipi e del Ramo, con la collaborazione della Scuola Popolare OdV Giuseppe di Vittorio, la Camera del Lavoro, la Federazione dei Lavoratori della Conoscenza Cgil e ancora il gruppo lodigiano di Emergency, l’Associazione Pierre - Lotta all’esclusione sociale e il Sai (Sistema Accoglienza e Integrazione) del Comune di Lodi con l’Associazione Progetto Insieme.

La veglia è stata dedicata alla memoria di Gino Strada e alla sofferenza delle donne di Kabul. Proprio le parole del chirurgo, padre di Emergency, hanno introdotto l’azione drammaturgica della prima parte dedicata alla tragica attualità della guerra in Afghanstan e l’eroica resistenza delle sue donne, le cui voci sono state rappresentate dalle struggenti pagine di esilio, di lotta e di rinascita narrate nella tragedia “Troiane” di Euripide. L’azione poi si è sviluppata sulle note della “Sagra della primavera” di Igor Stravinskij con la danza del sacrificio degli innocenti, e la rappresentazione dell’uccisione del piccolo Astianatte (Euripide).

Ancora le parole di Strada hanno aperto la terza e ultima parte dello spettacolo, questa volta ispirata al nostro tempo con le voci di cinque poetesse – Meena Keshwar Kamal, Nadia Herawi Anjiuman, afghane entrambe trucidate per il loro impegno letterario, Forough Farrokhzad, Maya Angelou, Frida Kalho – e di un poeta afghano in esilio in Italia, Basir Ahang.

Solo nel finale si è alzata la speranza, con il ritorno degli aquiloni in cielo e la riaffermazione dei diritti fondamentali della libertà e della giustizia che solo la luce della conoscenza può portare in dono.
Filippo Ginelli


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