La “street art” di Alberonero e la mutevolezza dei colori

Il lodigiano Luca Boffi ha esposto i suoi lavori a Bologna

Luca Boffi all’anagrafe, Alberonero in arte, è un trentenne nato a Lodi, fattosi conoscere (quindicenne) come writer o graffitista o muralista che realizzava figure personalizzate sui muri cittadini servendosi di bombolette spray, Da una decina d’anni, dopo essersi laureato in Interior Design al Politecnico di Milano e in Visual Display alla Bocconi si è trasferito a Milano dove pratica la “street art”. Si applica alla interpretazione di forme essenziali e sintetiche che riducono ai minimi termini gli elementi del linguaggio visivo. Agisce seguendo una sorta di “immediatezza ragionata”, incanalando attraverso differenti tinte sensazioni e stati d’animo all’interno delle figure rappresentate e con esse spinge a sensazioni ed emozioni (differenti).

Per sua dichiarazione insegue l’idea della impercettibile mutabilità dei colori. Dove attraverso il cambio lento e inesorabile dei colori raffigurati intende procurare percezioni umane che in balia del vento del cambiamento investono le forma e l’aspetto finale.

Nell’ultimo quinquennio Alberonero è andato incrementando le presenze sui social e in esposizioni italiane ed estere, attraverso personali e collettive.

In questi giorni è stato presente a Palazzo Paltroni, a Bologna dove si è svolta la mostra-compendio “141.Un secolo di disegno in Italia” promossa e organizzata dalla Fondazione Monte di Bologna. Nell’intervento “Le mani pensano quando disegnano” Maura Pozzati ha annotato: «Questa mostra su un secolo di disegno in Italia in fondo è un omaggio a chi ama il disegno, a chi si fa emozionare dal segno, a chi ricerca nell’arte la traccia di una espressione libera, di una energia accumulata, di un pensiero ossessivo». E a sua volta, Claudio Musso ha aggiunto: «Il disegno come il linguaggio, è materia viva, pulsante, brulicante di vita indipendentemente dalla data della sua creazione, tende inoltre a rigettare schemi e regole se non autoimposti e si presenta a tutti gli effetti come un processo creativo che non si esaurisce nel rapporto tra l’artista e la sua creazione, ma che viene sollecitato e riattivato da ogni singolo osservatore».

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