“La colla” di Oldani per l’autismo: «La poesia dà la parola a tutti»
Guido Oldani

“La colla” di Oldani per l’autismo: «La poesia dà la parola a tutti»

Una lirica dell’autore di Melegnano donata per la Giornata mondiale

«Tutto il segreto è nella giusta colla». Nella sua poesia scritta in occasione della Giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo, Guido Oldani tocca un tasto di importanza fondamentale: «La colla, naturalmente, è una metafora: in questo caso la parola assume il significato di trattamento, ambiente giusto, percorso giusto, operatori giusti». Da qualche tempo il celebre poeta di Melegnano, ideatore del Realismo Terminale, è in contatto con “Casa Sebastiano”, struttura socio-sanitaria sorta in Trentino che si occupa di persone con disturbi dello spettro autistico. «La direttrice, Annachiara Marangoni, fa parte dei miei “realisti terminali” e grazie a lei sono entrato in contatto con una giovane poetessa autistica, Camilla Sommadossi, dotata di grande talento – spiega il poeta melegnanese -. Ha già pubblicato diversi scritti in alcune nostre plaquette. Seppure da lontano, sto seguendo il suo percorso artistico: ha un’estrema originalità nell’affrontare la narrativa delle situazioni, potrà ottenere risultati eccellenti».

L’esperienza ha spinto Oldani a scrivere una poesia sul tema, inserita nel catalogo di “Mostra Nuda” che raccoglie dipinti degli utenti di “Casa Sebastiano”. «Sono partito dall’idea di un fiore che perde i petali. Per rimetterli insieme occorre la colla giusta: la corolla può addirittura trasformarsi in una stella. È un concetto chiave, perché oggi il fenomeno dell’autismo è molto rilevante: solo in Italia, secondo alcuni studi, un bambino su 80 soffre di questi problemi. La poesia può rivelarsi un piccolo grande aiuto: spesso queste persone non utilizzano il linguaggio verbale, ma al tempo stesso dispongono di un pensiero mentale estremamente raffinato e articolato. La poesia può diventare un’occasione d’oro per manifestare questa immensa ricchezza. Attraverso la poesia trovano una lavagna su cui scrivere, una lavagna sterminata. La poesia non ha limiti».


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