“La città delle spine”, dove sopravvivono profughi

“La città delle spine”, dove sopravvivono profughi

Il libro-reportage di Ben Rawlence apre la consueta proposta letteraria settimanale de “il Cittadino”

Un reportage su uno degli “inferni in terra” in cui sopravvive un’umanità disperata ma non ancora doma. Un romanzo rivelazione nel quale l’amore si conferma la migliore arma per sconfiggere il dolore. E ancora la filosofia di Popper, una storia di bullismo e un capolavoro cinematografico... mai realizzato. È come di consueto ampia e variegata la proposta settimanale sullo scaffale de “il Cittadino”, aperta questa volta da un racconto di sempre triste e grande attualità: “La città delle spine” di Ben Rawlence è infatti la testimonianza, attraverso le voci di nove personaggi, sul più grande campo profughi del mondo, in Kenya, dove al dramma dei rifugiati si aggiunge quello di una società incapace di fornire speranza a chi ne ha più bisogno.

Edito da Brioschi (448 pagine, 18 euro), “La città delle spine” dà infatti voce a coloro chi, dovendo fuggire dalla guerra (somali in testa) e dalle carestie, si ritrova in un mondo dove a regnare sono la prepotenza e la corruzione: lo specchio del fallimento non solo dei governi locali, ma anche delle politiche internazionali. E verrebbe da chiedere cosa ne pensa a un grande del pensiero occidentale del secolo scorso, Karl Popper, il cui contributo in “Nuvole e orologi” (Armando editore 104 pagine, 12 euro) è però rivolto tout court su uno dei cavalli di battaglia del filosofo: la critica al determinismo, nella sottolineatura degli aspetti positivi che il suo abbandono potrebbe recare a tanti campi della vita e del pensiero.

Il romanzo torna invece protagonista con “La fine da cui partiamo” (128 pagine, 15 euro), felicissimo esordio di Megan Hunter edito da Guanda nel quale l’autrice racconta con occhi e cuore di mamma uno struggente cammino tra le difficoltà della vita. I Kerascoet sono invece gli autori di “Io sto con Vanessa” (40 pagine 13.90 euro). una storia di bullismo e di... rivincita sul bullismo, mentre Fabio Francione recensisce un’interessante storia cinematografica: quella sul “Vangelo secondo Bergman”, ovvero la storia del film che il grande regista avrebbe dovuto realizzare per la Rai negli anni ’70, ma che venne clamorosamente cassato dalla tv di Stato. Un film mai nato, se non nella mente dell’autore, che Pia Campeggiani e Andrea Panzavolta ricostruiscono per il Melangolo (110 pagine, 14 euro).


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