Ilaria Rossetti: le parole da salvare

Ilaria Rossetti: le parole da salvare

Lunedì sera al Caffè Letterario la prima presentazione pubblica del romanzo dell’autrice lodigiana

Dopo tanti collegamenti e presentazioni in streaming, il piacere di ritrovarsi di persona e guardarsi davvero negli occhi, di essere in tanti, di chiacchierare e scambiarsi opinioni. Ma soprattutto di ascoltare le parole di una donna che ha smesso i panni della “giovane promessa lodigiana”, per diventare una scrittrice ormai affermata a livello nazionale. Il frutto di un lavoro di maturazione durato anni, durante i quali Ilaria Rossetti ha costruito e affinato la propria voce, per dar vita al romanzo “Le cose da salvare”, pubblicato per Neri Pozza il 12 marzo, all’inizio del lockdown, e presentato lunedì sera al Caffè Letterario.

La serata, organizzata dalla libreria Sommaruga, è probabilmente una delle prime presentazioni “in presenza” nell’Italia post-pandemia. D’altronde era una promessa stabilita prima che il Covid entrasse nelle vite di tutti, e trovare il modo di realizzarla comunque è stato anche un modo per dimostrare che, nonostante mascherine e distanziamento, la cultura si può ancora portare in mezzo alle persone. Per partecipare, per esempio, era necessaria una prenotazione, ma questo non ha impedito di avere almeno cinquanta persone nel cortile del caffè, ad ascoltare Ilaria che, in una penombra suggestiva (causa elettricità saltata, a dire il vero...) ha parlato di Gabriele Maestrale, l’uomo che si rifiuta di abbandonare la casa pericolante dopo il crollo di un ponte, e Petra, la giornalista che racconta la sua storia andando ben oltre i suoi “doveri” di cronaca.

Accanto a Ilaria il giornalista Federico Gaudenzi a moderare e l’attore Dario Del Vecchio che ha letto alcuni brani in grado di dimostrare la scrittura densa e lirica del libro, che offre continui spunti di riflessione sul proprio vissuto e sulla comunità che vi abita: l’anonima città di mare, a volte ricorda così tanto Lodi, e spesso le storie dei personaggi non sono così diverse dalle nostre. «Ho prestato a Petra molte cose, per esempio l’esperienza di vita all’estero, ma è un personaggio diversissimo da me: quando mi accosto a un personaggio, tuttavia, non posso non chiedermi come mi rapporterei io alla sua situazione, quali sono le motivazioni che spingono a una certa scelta» ha raccontato Rossetti, e si è confrontata anche con le cose che lei salverebbe, domanda inevitabile a cui, alla fine, non si è potuta sottrarre. «In questi mesi ho dato tante risposte a questa domanda: non c’è un’unica risposta, credo, ma forse salverei proprio il racconto. La possibilità di costruire una storia e di raccontarla, perché raccontare, per dirlo con Claudio Magris, è un’operazione di fraternità tra le persone».


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