Il ritorno di Sandokan: la tigre ruggisce ancora tra realtà e finzione alla villa Reale di Monza
LA MOSTRA La recensione di Fabio Francione
Forse non si dovrebbe aggiungere nulla, talmente è chiaro di come ancor oggi e ancora una volta con la vecchia la tv, i media riescano a muovere ancora la pancia del pubblico, andando a rinverdire mitologie e personaggi letterari in cui era facile immedesimarsi. Questo per dire che il ritorno su raiuno nell’inverno appena trascorso di Sandokan, la tigre della Malesia, il principe –pirata tanto sanguinario con i suoi avversari, quanto molle negli innamoramenti (e lo sarà più volte a leggere l’intero ciclo indo-malese), uscito dalla fervida penna di Emilio Salgari, ha trovato un nuovo seguito, che ha prodotto oltre a un “ringiovanimento” della produzione editoriale, una serie di gadgets e merchandising, alcuni sfioranti anche il cattivo gusto.
Cosa che invece non succede visitando l’imponente mostra, visitabile fino al 28 giugno prossimo all’Orangerie della Villa Reale di Monza, “Sandokan. La tigre ruggisce ancora”. Ideata da Vertigo Syndrome, per la cura di Francesco Aquilanti e Loretta Paderni, è accompagnata da un bellissimo quanto esaustivo catalogo edito da Moebius. La mostra non si ferma qui, perché a corollario della tenitura, è stato organizzato un public program che comprende incontri, giochi, confronti sia sul personaggio Sandokan sia sul suo autore, aprendosi a una lettura che combina geografia, antropologia, colonialismo e scoperte scientifiche. D’altronde, l’Ottocento salgariano è quanto di più vicino a una sensibilità moderna che affonda sia nel positivismo di fine XIX secolo sia nell’assaggio di una decadenza che il ‘900 assorbirà per tutto il suo corso. Sebbene le avanguardie cercheranno di ripulirlo dalle incrostazioni del tempo. In uno scorrere atemporale l’allestimento “ a pezzi” ricostruisce la genesi e lo sviluppo del personaggio Sandokan, inserendolo nel contesto storico reale in cui Salgari ne collocò le gesta. In tale contesto il discorso espositivo è un continuo andirivieni tra realtà e finzione. Se Yanez (peraltro è il personaggio in cui Salgari si identificava) è invenzione, Brooke è storia e via dicendo. Copiosa è la parte documentale che testimonia come il cinema, i fumetti, la tv abbia cannibalizzato la “Tigre”. Mentre, ancora tra finzione e realtà ci si muove tra l’osservazione di una parte dello sfarzoso appartamento del pirata e la malinconica stanzetta col tavolino del suo autore.
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