I “post macchiaioli” a Bipielle Arte,
viaggio nell’Italia che non c’è più

LA MOSTRA Si apre domani alle 17 a Lodi e resterà aperta sino al prossimo 31 maggio

Nella mostra che si propone come “Fotografia di un’Italia che non c’è più”, la presenza centrale capace di concretizzare il suggestivo titolo del percorso è attinta dall’ampio alveo del panorama toscano ascrivibile alle esperienze dei pittori post-macchiaioli, con un centinaio di opere datate dagli inizi del ’900 ai primi anni Duemila. Un ambito dai contorni sfumati, dunque, quello considerato dalla rassegna promossa dalla Fondazione Banca Popolare di Lodi che si apre alle 17 di giovedì presso Bipielle Arte in via Polenghi Lombardo, e il cui orientamento è accennato dal sottotitolo “Attraverso l’arte toscana del XX secolo”. Furono infatti numerosi, e con differenti libere rielaborazioni, i pittori catturati dalle innovative ricerche di capiscuola come Signorini, Lega o Fattori che intorno alla metà dell’800, dai tavolini del Caffé Michelangelo a Firenze, avevano ricercato il “vero” lontano dagli accademismi, sviluppando la teoria della “macchia”.

La mostra visitabile fino al 31 maggio (giovedì e venerdì 16-19; sabato e domenica 10-13 e 16-19) propone una rappresentativa degli autori che mossero dalla lezione macchiaiola per sviluppare linguaggi e tematiche, considerabili come punti di collegamento tra la pittura ottocentesca e quella degli inizi del nuovo secolo: dai pittori di Castiglioncello a quelli del cosiddetto “gruppo labronico” che ebbero come punto focale la città di Livorno, e a quanti successivamente si rifecero alle loro ricerche. Al Centro Studi-Galleria d’Arte “Le Macchiaiole” di Gabriella Cancellato e Robert Ribaudo si devono l’organizzazione e la curatela della rassegna, composta da dipinti, sculture e altre produzioni provenienti dalla collezione dello stesso Centro, e da prestiti di altre raccolte.

Ad arricchire il percorso sono anche alcune opere del patrimonio artistico di Banco BPM, firmate tra gli altri da Ottone Rosai, Plinio Nomellini e Galileo Chini. L’itinerario espositivo, che aggiunge all’interesse dato dai dipinti quello derivante dal mantenimento delle cornici originali, coeve delle opere, è costruito in 11 nuclei tematici leggibili come documenti di memoria attraverso il tempo: tra gli aspetti considerati, quelli relativi alle città e al paesaggio, al lavoro, al tempo libero, alla villeggiatura, e al viaggio verso la modernità con le sue contraddizioni. Quattro gli eventi collaterali alla mostra: il primo, “La macchia protagonista”, inizierà alle 17 di sabato 9 maggio con relatore Walter Pazzaia, in dialogo con Robert Ribaudo.

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