I disegni di Corvi dalla zona rossa. E Maurizio Milani diventa “spaventato fisso”

I disegni di Corvi dalla zona rossa. E Maurizio Milani diventa “spaventato fisso”

Le testimonianze del nostro vignettista e del celebre comico ”isolati” a Codogno

«Epidemie, carestie, guerre: finché non ci toccano, i problemi sono sempre lontani, ci scivolano quasi addosso. Adesso però il problema è capitato a noi. E siamo noi oggi a essere “lontani” per qualcun altro. Chissà: magari passato tutto, riusciremo a valutare in altro modo i problemi lontani, che non ci toccano». Lavora da casa, come sempre, il vignettista e disegnatore Lele Corvi di Codogno, segregato nella “zona rossa” della Bassa isolata per il Coronavirus, le sue parole servono a spiegare una delle ultime sue tavole inevitabilmente centrata su quest’emergenza che ha proprio in Codogno il suo epicentro.

“Questa situazione non sta cambiando più di tanto la mia vita quotidiana: lavoro da casa e così continuo a fare, realizzando strisce e vignette che attualmente invio ai quotidiani “Il Cittadino”, “Eco di Bergamo” e “Il Manifesto” - racconta Corvi - . In casa cerco di passare anche il tempo extra-lavoro, limitando le uscite, usando il buon senso». E in rete i suoi disegni raccontano bene il sentimento che alberga dentro il suo animo.

Comico, cabarettista e scrittore, il codognese Maurizio Milani cerca di sdrammatizzare con una battuta: «Vista la quarantena coatta, sarebbe utile se riuscissi a fare anche gli orecchioni, malattia infettiva che non ho fatto, prenderei così due piccioni con una fava. Peccato che non so come fare, nessuno mi dà informazioni precise». Battute a parte, Milani continua come sempre da casa la sua collaborazione quotidiana con “Il Foglio” per cui da dodici anni tiene la rubrica “Innamorato fisso”. «Da quando è scoppiata l’emergenza, la rubrica ha preso il nome di “Spaventato fisso” - dice - . Non dovrei dirlo ma da dodici anni scrivo a biro su un foglio che poi invio a “Il Foglio” dal fax di casa. Se si dovesse rompere? Detterei al telefono». Milani racconta con ironia dei tanti problemi pratici di una Codogno “fantasma”: «Bancomat svuotati, banche chiuse. C’è un problema di liquidità. Si va a credito, come si faceva una volta: si compra e si dice: “Segna, che quando finisce pago tutto”».


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