«Ho vestito una sola maglia:
la maglia della passione»
L’INCONTRO Maurizio Ganz a Lodi per “I Venerdì dell’arte”
Non è un libro di numeri. Quelli li ha lasciati a chi si occupa di stilare le classifiche. Il suo, invece, è un libro che, prima ancora di parlare del calcio, racconta della persona che vive dietro il mito. Maurizio Ganz ha tenuto a precisarlo, ieri pomeriggio, in apertura dell’evento che si è svolto in sala Granata tra le mura della biblioteca Laudense, presentando il libro dal titolo El segna semper lü. La vita come un derby. Dal grande palcoscenico della Serie A alla vita reale, il calciatore che fatto sognare intere generazioni, era proprio a Lodi in occasione della rassegna “I venerdì dell’arte”.
. Video di Lucia Macchioni
«Ed è proprio l’arte di fare gol che è diventata la sua fortuna e la sua ragione di vita», ha esordito l’assessore comunale allo Sport Francesco Milanesi che ha dialogato con il bomber davanti a una folta platea di appassionati che hanno fatto la coda per un selfie con la maglia della squadra del cuore e un autografo. Un condensato di ricordi, sul campo e non, di aneddoti, ma soprattutto di quei valori che l’hanno fatto crescere, indossando «una sola maglia: quella della passione, della fatica e della dedizione», ha detto il calciatore. «Ho avuto la fortuna di trasformare la mia passione in un mestiere - ha proseguito -. Ma il libro, scritto con Tiziano Marino (edito da Baldini+Castoldi) racconta molto di più: parla di sogni che si sono realizzati, di vita vissuta e di amicizia». Sì, perché è vero che sul campo un attaccante ha un solo obiettivo in testa da raggiungere, quello di fare gol, ma il legame che si crea con i compagni di squadra, quello vale molto di più. ”Maurizio non è mai stato un attaccante qualunque. Aveva un fiuto raro per gol” scrive Beppe Bergomi nella prefazione.
E tra gli episodi che ci ha tenuto a raccontare, durante l’evento Ganz ha ricordato le due convocazioni di Sacchi in Nazionale e quando ha scelto di vedere nascere suo figlio Simone Andrea, facendo una corsa in taxi da Coverciano a Genova. El segna semper lü. Ma oggi esiste un altro calciatore degno di questa nomea? «Penso proprio di no, perché oggi il calcio è cambiato - ha detto -. Ci sono tanti grandi attaccanti, ma come giocavamo noi una volta non si gioca più. Purtroppo, ai giovani di oggi non vengono date seconde chance. Se sbagliano una partita, basta, non giocano più. Occorrerebbe tornare a valorizzare maggiormente il settore giovanile, dove, invece, oggi ci sono tanti stranieri. Torniamo a credere nei nostri giovani, facciamoli sbagliare, crescere e crediamo nel loro talento per scrivere il futuro del calcio italiano».n
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