“Governance” e il prezzo di ognuno: la riscoperta del cinema di genere
Massimo Popolizio e Vinicio Marchioni

“Governance” e il prezzo di ognuno: la riscoperta del cinema di genere

Il film di Zampino con Popolizio e Marchioni è una bella sorpresa

È uno “strano” film italiano “Governance. Il prezzo del potere” e certo non per via del titolo. Forse lo è perché a dirigerlo è un italo-francese, con studi fatti a New York, Michael Zampino che al secondo lungometraggio dimostra di maneggiare il genere – in questo caso una sorta di noir – senza cedimenti.

Noir aziendale, se si passa la definizione. La storia infatti è quella di Renzo Petrucci, direttore generale di una multinazionale del petrolio, che tra un appalto e l’altro gestito in maniera spregiudicata, si trova indagato dalla Procura e messo alla porta dall’azienda che intende sacrificarlo per ripulirsi la coscienza. Il suo posto dovrebbe prenderlo una giovane dirigente francese con una coscienza ecologista e il condizionale è legato alla guerra senza esclusione di colpi che Petrucci ingaggerà con lei.

Al suo fianco, complice all’inizio inconsapevole, l’amico d’infanzia Michele, il compagno che non ce l’ha fatta, che ora fa il meccanico dopo aver fatto la galera e che aspetta che un po’ della fortuna e delle briciole dell’amico gli cadano nelle mani.

Funziona “Governance”, arriva all’obiettivo e alla testa dello spettatore senza troppe ambizioni e con un ritmo incalzante. Funziona perché riesce a far bene quello che non è facile fare in maniera corretta (e che raramente riesce al cinema italiano). Quello di Zampino è un film di genere, che si muove sul confine tra dramma e thriller, e mantiene alta la tensione grazie a pochi ma riusciti ingredienti. Innanzitutto i personaggi e – naturalmente – gli attori scelti per interpretarli. È indubbio che buona parte della riuscita del film stia qui: nella caratterizzazione dei due protagonisti e nel modo in cui Massimo Popolizio e Vinicio Marchioni li interpretano. Il primo aggiunge il dirigente senza scrupoli Petrucci alla sua galleria di volti “luciferini”, che non trasforma mai in maschere, ma riesce invece a sfumare in decine di toni differenti. Il secondo è un cattivo “per caso”, che rivela altrettanti lati di un unico carattere.

È chiaro che il gioco tra loro tiene in piedi tutto quanto, o quasi. Il resto del film lo fa Zampino che ha nel curriculum un’esperienza da manager e quindi ben si addentra nel meccanismo delle relazioni aziendali tossiche, in quel gioco di potere che mostra in maniera asciutta e se possibile ancora più crudele.

Poco televisivo, senza fronzoli, deciso quando si addentra nel lato oscuro dei personaggi grazie a una scrittura secca: non ci sono praticamente buoni nel suo orizzonte, non c’è spazio per umanità in questa guerra fatta di invidie, gelosie, voglia di potere, in cui ognuno sembra avere un prezzo, anche piccolo da pagare, per essere comprato. Che sia per ottenere un posto da manager o da benzinaio a una stazione di servizio, o anche semplicemente per avere un po’ di amore in cambio.

Governance.Il prezzo del potere

Regia Michael Zampino

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