Gli uomini che fecero la Storia

Un ritratto intimo e contemporaneamente un affresco storico e politico di straordinaria efficacia. Questo è il Lincoln di Steven Spielberg ridotto all’essenziale: un film biografico che sfugge a ogni ricatto agiografico e che racconta gli avvenimenti che portarono negli Stati Uniti, nei primi mesi del 1865, alla fine della guerra di secessione e alla cancellazione della schiavitù.

Difficile immaginare una maniera migliore per raccontare questo snodo centrale della nostra Storia moderna. Difficile immaginare una regia differente in grado come quella di Spielberg di restituire un episodio centrale come quello dell’approvazione del 13° emendamento, attraverso un racconto che diventa intimo e potente allo stesso tempo. Difficile pensare anche a un protagonista più bravo di Daniel Day-Lewis a cui viene offerto il ruolo della vita e che non spreca l’occasione, aggiungendo anzi molto di personale a un personaggio “gigantesco”.

Complicato insomma immaginare un film migliore, emozionante nonostante la lunghezza e la materia trattata, restituita anche attraverso i passaggi più ostici e meno “spettacolari”: snodi complessi che per reggere richiedevano la mano di un grande autore e di una sceneggiatura di pari livello (ispirate dal romanzo Team of Rivals di Doris Kearns Goodwin).

Lincoln è un film di altissimo valore, cinematografico e civile. Una lezione: di stile, da parte del regista che sfugge a ogni ricatto retorico e banalizzazione nel ritratto di un personaggio così complesso. E politica. La cui attualità non può sfuggire (nel paese guidato da Obama poco più di centocinquanta anni dopo i fatti raccontati e ancor di più nel nostro, alle prese oggi con una nuova campagna elettorale).

Spielberg nel raccontare gli ultimi quattro mesi di vita del sedicesimo presidente americano mette al centro il personaggio e realizza un film che quasi annulla l’azione, per dare piena importanza alle parole e ai gesti di questi uomini che in un breve lasso di mesi cambiarono per sempre il destino del mondo, per restituircelo differente e migliore. Lincoln che racconta storielle e aneddoti prima delle decisioni cruciali, che con lo scialle sulle spalle scrive i discorsi, che litiga furiosamente con la moglie Mary (Sally Field) che non gli perdona la morte del figlio ucciso in guerra. Un ritratto intimo dunque ma anche crudo e spietato, lucidissimo quando descrive i momenti che hanno portato alla votazione finale dell’emendamento alla Camera, svelando le trattative sotterranee e gli incroci all’apparenza meno “nobili”, passaggi centrali restituiti come in un testo accademico sulla realpolitik.

Se è vero che Spielberg “sottrae” dal punto di vista dell’azione è altrettanto vero che spinge invece molto in profondità la sua macchina da presa verso una cura dell’inquadratura e una ricerca pittorica dell’immagine raffinatissima. Il sapore del tempo, i visi degli uomini, le stanze fumose sono restituiti con una cura e delle pennellate i cui colori sono in debito con le opere del realismo americano. E se l’azione è tutta concentrata in una terribile scena iniziale, breve ma non meno cruenta di quella del Soldato Ryan, l’orrore della guerra è mostrato nell’istante successivo a quello della battaglia, se possibile ancora più crudo: come nella lenta cavalcata tra i cadaveri alla fine dell’assedio di Peterburg o in quella scia di sangue che a un certo punto viene osservata dal figlio Robert all’esterno di un ospedale da campo.

È in questa immagine che può forse essere riassunto il film o in quella che mostra il ritorno a casa del repubblicano radicale Thaddeus Stevens (Tommy Lee Jones) dopo l’approvazione dell’emendamento che cancella la schiavitù: poche inquadrature in una camera da letto, la semplice lettura del documento mandato a memoria che fa immaginare la nascita di una nazione libera dalle catene e che inizia a dare un senso alla parola uguaglianza.

PRIMA VISIONE - Un ritratto intimo e contemporaneamente un affresco storico e politico di straordinaria efficacia. Questo è il Lincoln di Steven Spielberg ridotto all’essenziale: un film biografico che sfugge a ogni ricatto agiografico e che racconta gli avvenimenti che portarono negli Stati Uniti, nei primi mesi del 1865, alla fine della guerra di secessione e alla cancellazione della schiavitù

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