Festival di Venezia: il ruolo chiave della Rai per il cinema
TELEKOMMANDO La rubrica a cura di Fabio Francione
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Durante la conferenza stampa di presentazione dell’83° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, nel suo saluto polemico verso il ritiro delle sovvenzioni UE per aver avuto la colpa di aver riaperto il padiglione russo (peraltro molto brutto per chi come il sottoscritto l’ha visitato nei giorni della pre-apertura della Biennale Arte a Maggio), ha stilato un elenco di sponsor e sostegni vari e tra questi ha messo in evidenza il ruolo di principale broadcaster dell’evento della Rai. Di tutto è parso estremamente interessante questo passaggio. Infatti, l’emittente pubblica torna prepotentemente a far cronaca e a rafforzare la presenza produttiva per quanto riguarda anche la distribuzione di film.
D’altronde, una delle vocazioni primarie delle Rai non è venuta meno, anche se negli ultimi anni, più del cinema sono state le fiction a dettare e indirizzare il gusto, sempre più mobile, del pubblico. La sala cinematografiche evidentemente non ha più quell’appeal di condivisione collettiva che, ovviamente, è così palpabile nel momento che si passa a una visione da divano, dunque televisiva (o su altro device, la cui grandezza o piccolezza poca importanza ha) e da questa posizione comoda quel sentire così fisico si smaterializza nella condivisione social. È progresso tecnologico, bellezza! Parafrasando il filosofo che c’è in tutti noi, nessuno escluso. Però, c’è sempre un però, nelle cose e questioni che riguardano i media, soprattutto quando in ballo c’è la tv. Anche quando questa si fa cinema e uno come Godard che la sapeva lunga, in più occasioni ha dato la linea: le sue Histoire(s) du Cinema ne sono la prova tangibile ed allora perché non rinnovare i palinsesti, costruendo itinerari cinematografici all’altezza dei tempi d’oggi? Prepariamoci.
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