“Fauda”: adrenalina senza sconti

“Siamo serial”: continua il nostro viaggio nell’universo delle serie tv

Se vogliamo essere schietti, le serie Netflix non sempre sono all’altezza. La major Usa dello streaming ha un vertiginoso ritmo di produzione, spesso a discapito della qualità. Un esempio su tutti molte delle serie italiane, alcune decisamente poco memorabili come la recentissima “Curon”.

Tutt’altra musica in Israele, dove si sfornano a getto continuo prodotti di alto livello, capaci di sfondare anche sui mercati internazionali. Specchio di una società vivacissima ma anche attraversata da enormi tensioni. Possiamo menzionare “BeTipul” che ha ispirato le versioni americana e italiana di “In treatment”, o anche “Hatufim-Prisoners of war”, nel cui solco è stato prodotto un classico internazionale come “Homeland”.

In questi ultimi anni però i riflettori si sono accesi soprattutto su “Fauda”, la cui terza stagione in Italia è ora disponibile in streaming su Netflix. In “Fauda” le telecamere seguono le imprese di un’unità militare israeliana specializzata nelle operazioni in copertura nei territori palestinesi. A guidare il commando è Doron, interpretato dallo straordinario Lion Raz, che è anche produttore e ha un passato di militare nei corpi speciali: in questa terza serie il protagonista abbandona la cura dei campi dove si era ritirato e decide di tornare con la sua squadra di fedelissimi per dare la caccia ad Abu Ahmed, alias Pantera, terrorista di Hamas che Doron credeva di avere ucciso. Lo stile è diretto, con le telecamere che seguono le incursioni che Doron e i suoi uomini ingaggiano casa per casa nei Territori, lasciando spesso alle loro spalle morte e distruzione.

La serie, che nella sua ultima parte si sposta dalla Cisgiordania alla striscia di Gaza perdendo un po’ della forza delle prime puntate, non fa sconti ai contendenti e riesce a tenere un equilibrio tra le parti, mostrando senza reticenze le violenze, i tradimenti e le vendette che alimentano quotidianamente il confronto nei territori.

Una ricerca di equidistanza anche nel doppio registro linguistico (molte scene sono in arabo, parlato dagli infiltrati israeliani durante le operazioni) e nella scelta del cast, con diversi attori palestinesi. Non a caso il titolo della serie è un termine arabo: “fauda”, caos, il segnale utilizzato dalla squadra per indicare il momento in cui l’operazione fallisce e bisogna ritirarsi. Oppure portarla a termine, a ogni costo.

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