Faccia d’angelo

SIAMO SERIAL Elio Germano nei panni del boss della mafia del Brenta Felice Maniero

Quando i carabinieri lo fermano alla guida di una Ferrari, non ha la patente e risponde alle domande dei militari da sbruffone. “Come fa uno come te a permettersi una macchina così?”, gli chiede uno dei due uomini in divisa. “È da tre anni che faccio rapine”, risponde ridendo. Ma quella che sembra una battuta, in realtà non lo è, e quello che i militari hanno bloccato è Felice Maniero, il capo della “mala del Brenta”, criminali che inizialmente operavano in Veneto per poi scendere fino al Sud e legarsi alla mafia siciliana. “Faccia d’angelo” è una serie tv disponibile su Now che merita di essere vista, anche se risale al 2012, due puntate da un’ora e mezza l’una con il pregio – insieme a Romanzo Criminale - di aver dato “nuova linfa” al genere noir e di puntare l’attenzione sulla storia d’Italia e del suo dopoguerra. La fiction inizia nelle campagne del Veneto degli anni Sessanta, dove lo sviluppo industriale non è ancora arrivato, e attraverso un meccanismo ben collaudato di salti temporali arriva agli anni Ottanta.

Felice Maniero è interpretato da Elio Germano, ed è inutile precisare con quanta bravura (l’accento veneto, così difficile da imitare, risulta perfetto). Nel cast anche Katia Ricciarelli, nei panni della mamma del criminale. Il regista è Andrea Porporati che, insieme agli sceneggiatori, ha preso spunto inizialmente da “Una storia criminale”, un libro scritto dallo stesso Maniero con il giornalista Andrea Pasqualetto. Non si tratta solo del tentativo di mettere in scena le gesta di un malvivente bensì di mostrare la parabola discendente e tragica di un uomo ingenuo e infantile, convinto in fondo di non fare del male a nessuno.

E pensare che il “Toso” - questo il suo soprannome - avrebbe avuto le carte in regola per diventare qualcuno. Nella prima puntata della serie tv si vede un bambino di umili origini che si presenta con la mamma a un concorso per ottenere una borsa di studio; l’esaminatore, in modo maleducato, pretende che il piccolo ripeta a memoria un testo della Divina Commedia, e Felice riesce a recitarlo al contrario. Ma non riesce a ottenere la borsa di studio, la domanda viene respinta. Nel corso degli anni, il “Toso” inizia a dedicarsi ai furti, per poi salire sempre più in alto nella scala dei reati, fino a controllare quasi tutte le bische clandestine nel nord-est d’Italia e collaborando con un boss mafioso per lo spaccio di stupefacenti.

A Felice Maniero, quello vero, Faccia d’angelo non è per niente piaciuto: «È una visione distorta della malavita, un malavitoso non si comporta certo così. È solo una misera fiction da cassetta».

© RIPRODUZIONE RISERVATA