“Ettore Sottsass. Mise en scène” alla Triennale
LA MOSTRA La recensione di Fabio Francione
Milano
È encomiabile il lavoro che sta facendo da moltissimi anni Barbara Radice sull’opera totale e totalizzante (per lei) di Ettore Sottsass: suo compagno di vita e di arte. Ma, ci si accorge immediatamente, a leggere e a vedere tutto ciò che tra scritti, design, pittura, architetture, è stato prodotto dalla scomparsa dell’autore della lampada Asteroide o dello specchio Ultrafragola, avvenuta nel 2007, che per Radice è stato molto di più. Ulteriore prova si evince dalla grandiosa mostra “Ettore Sottsass. Mise en scène” allestita alla Triennale di Milano (visitabile fino al 15 febbraio, catalogo Dario Cimorelli Editore), l’istituzione museale che più si sta spendendo nel valorizzare il lavoro di Sottsass, a cominciare dalla ricostruzione permanente di Casa Lana che, dal 2021 ad oggi, fa e ha fatto da perno a tutta una serie di piccole esposizioni e vale la pena ricordare “Struttura e colore”, “Design Metaphores” e “Architetture Paesaggi Rovine”.
Ad accompagnare questo percorso di ricerca c’è anche la casa editrice Adelphi che ha pubblicato in più libri gli scritti di Sottsass. Dunque, “Mise en scène” non è la conclusione di un viaggio, ma un nuovo e per alcuni versi inedito messaggio d’amore di Barbara Radice al suo Ettore. Solo così si possono osservare (e ammirare) le centinaia di foto che Ettore e Barbara si sono fatte nel corso della loro unione. Era un tempo analogico il 1976 e lo è restato pure fino al 2007; dunque dei social nemmeno l’ombra ed evidenziare questioni teoriche di fondo, che pure ci sono a guardar queste foto, è esercizio solo accademico. In tal modo e da più prospettive i due hanno fissato a futura memoria (proprio un memoir di Radice s’intitola “Perché morte non ci separi”, pubblicato nel decennale della morte di Sottsass) l’evolversi del loro rapporto: senza soluzione di continuità il procedere della loro vita va di pari passo con i tanti viaggi in tutto il mondo, gli incontri straordinari con rockstar e scrittori, le cene amicali, le effusioni private che diventano pubbliche nel momento in cui i corpi si fanno politici. Pudori non ve ne sono, mediazioni nemmeno. Tutto accade. Ed è stato per loro e per chi guarda, di sicuro, irripetibile e bellissimo.
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