È stato un Festival di tante (troppe) canzoni e pochi pensieri

SANREMO Il commento e le pagelle a cura di Fabio Ravera

Sanremo

Un’edizione segnata dai drammatici venti di guerra. Parlare del Festival, in questo momento, fa rievocare la citazione cult di Boris, la celebre serie tv: “Un Paese di musichette mentre fuori c’è la morte”. Non è la prima volta che Sanremo deve fare i conti con quanto accade fuori dal palco. L’attualità che infuria e le canzonette: non deve essere stato facile nemmeno per i conduttori, che si sono limitati a qualche messaggio (facile e retorico) e a qualche appello alla pace, probabilmente inutile. È stato un Festival di tante (troppe) canzoni e pochi pensieri, quei pochi finiti del tritacarne di una manifestazione che brucia tutto in pochi secondi. Ed è stato anche l’ultimo Festival targato Carlo Conti, che ha lasciato in diretta il testimone a Stefano De Martino, conduttore e direttore artistico dell’edizione 2027.

La vittoria di Sal Da Vinci, primo davanti a Sayf e Ditonellapiaga, era nell’aria da giorni. Il cantante napoletano ha dominato la settimana: la sua Per sempre sì ha scatenato ogni sera l’Ariston, con il momento cult del ballo improvvisato con Mara Venier in platea durante la finale.

Il premio sorpresa va a Sayf, genovese di origine tunisine, secondo con Tu mi piaci: lo scorso anno era stato applaudito anche a Lodi, sul palco dell’Idol Fest. Ditonellapiaga, già mattatrice nella serata delle cover con TonyPitony, si è confermata anche tra gli inediti: Che fastidio! è già un tormentone. L’edizione 2026 va agli archivi anche come la più “lodigiana” di sempre. Sul palco la sorpresa Bambole di Pezza (13esimo posto), con la batterista di Brembio Federica Rossi, e la modella Bianca Balti come co-conduttrice della serata di venerdì. Senza dimenticare la santangiolina Doriana Bellani, violinista dell’orchestra sinfonica che ha accompagnato i cantanti.

LA SERATA DELLE COVER: 7,5 Rimane l’appuntamento più atteso, più emozionante, più divertente. Andrebbero riviste però alcune regole: tipo vietare di usare le “barre” rap all’interno di canzoni che sono già perfette così.

BIANCA BALTI: 7 Siamo di parte, e fieri di esserlo. La modella lodigiana illumina ancora l’Ariston. Basta la presenza. Parla più in conferenza stampa che sul palco, le intenzioni però sono nobili: «Sono qui per godermela, per me e per tutte le persone che hanno attraversato la malattia».

LE BAMBOLE DI PEZZA: 8 Anche qui giochiamo in casa, per la presenza, alla batteria, della lodigiana Federica “Xina” Rossi. In gara portano una bella canzone, Resta con me, nella serata delle cover trascinano l’Ariston insieme a Cristina D’Avena con Occhi di gatto mixata a Whole lotta love dei Led Zeppelin.

I TRENTA CANTANTI IN GARA: 3 Troppi, dai. L’abbiocco è garantito. Ascoltare trenta canzoni, una via l’altra, è esercizio fisico che in pochi possono permettersi. Scremiamo il cast: meno quantità, più qualità.

LA QUALITÀ DELLE CANZONI: 5 A proposito di qualità… C’è sempre il rischio smentita, perché sarà il tempo a decretare il vero successo di un brano. Ma così, a occhio (anzi, a orecchio), l’edizione 2026 lascerà poche tracce musicali: qualche tormentone e poco più.

TONYPITONI E DITONELLAPIAGA: 8 Uno dei momenti più alti di questa edizione. Sembrano evasi da un manicomio e catapultati sul palco di Broadway. La loro The lady is a tramp convince tutti, e infatti conquistano il premio della serata delle cover.

I CONDUTTORI: 6 Carlo Conti fa Carlo Conti: preciso, puntuale, ma il suo Festival non decolla. Laura Pausini è disinvolta e ironica, le manca però ancora qualcosa per diventare pure la regina del Festival.

NINO FRASSICA: 7,5 Un gigante, soprattutto se confrontato con gli altri comici, tipo Alessandro Siani (4). Poche battute e tutti gli altri scompaiono. 

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