Detox
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SIAMO SERIAL: la serie tv che mette nell’obiettivo la dipendenza da smartphone

Quando si tratta di “dipendenza da smartphone”, non si salva nessuno. Anche se a ben guardare, in questa divertente commedia francese, a fare la figura peggiore sono gli adulti, schiavi di un piccolo schermo che non sanno palesemente gestire. Un club di “drogati digitali” che nella sei puntate di Détox vede in prima fila Léa e Manon, due cugine che vivono insieme e che si trovano – anche se in modo diverso – nei guai: Léa non riesce ad accettare la fine della sua relazione con Guillame ed è praticamente diventata una stalker, durante le sue giornate non fa nient’altro che controllarlo compulsivamente; Manon è una cantante-ballerina e durante uno show cade a terra in modo davvero imbarazzante, il video della “performance” diventa virale e finisce per perseguitarla, in un coro di derisione e insulti. L’unica soluzione è… disintossicarsi da Internet e restare lontano dalla rete per un mese. Molto più facile a dirsi che a farsi, perché ormai tutta la nostra vita è racchiusa in un cellulare (come fareste senza i promemoria e senza sveglia?).

Uno dei motivi per cui questa serie tv piace è la bravura delle due attrici, Tiphaine Daviot che dà il volto a Léa e Manon Azem che interpreta Manon, due donne nevrotiche che gesticolano molto e combinano guai a ripetizione.

L’unica vera forma di ribellione, in questa storia ideata dalla produttrice e regista Marie Jardillier, arriva da un adolescente. “Se qualcosa on line è gratis, vuol dire che il prodotto sei tu” (un monito che in tanti dovrebbero forse tenere a mente): a partire da questa frase, pronunciata da un insegnante, un giovane studente decide di organizzare una rivolta contro le piattaforme web che gestiscono i dati, predicando l’astinenza da Internet. Tutti gli altri personaggi sono schiavi di smartphone, tablet e computer, senza nessuna intenzione di tapparsi le orecchie di fronte al canto delle sirene del web.

C’è il papà che vive perennemente on line, la bambina che non può fare a meno di YouTube, l’uomo che cerca qualsiasi persona, luogo ed evento su Wikipedia ed è difficile, in questo gruppo di “web addicted”, non riconoscersi almeno in qualche piccola abitudine. In Détox ci sono la solitudine che rimbomba nel frastuono di notifiche, gli insuccessi personali (i figli mai avuti, il lavoro sbagliato, le decisioni rinviate), l’illusione di essere parte di un gruppo quando basta una “scrollata” per vedere/spiare le vite degli altri.

Forse alcune battute o situazioni sono un po’ scontate, forse è fin troppo facile lasciarsi Détox alle spalle, eppure attraverso le ossessioni dei suoi personaggi ci si ritrova a riflettere sulla nostra vita e i social. O meglio, su quanta vita “vera” rubino i social.


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