De Silva, ironia e profondità:
il “papà” di Malinconico
indaga la fine di un amore
IL FESTIVAL/IL ROMANZIERE Lo scrittore napoletano si è raccontato a tutto tondo, partendo dal suo ultimo romanzo, I titoli di coda di una vita insieme
Lettura 1 min.Ironico e istrionico, verace e profondo. L’entusiasmo di Diego De Silva, il “papà” dell’ “avvocato d’insuccesso” Vincenzo Malinconico, ha acceso la serata di sabato al “Fiume dei Libri” in piazza della Vittoria. Durante la chiacchierata con Gabriele Beccaria – iniziata con largo anticipo rispetto all’orario previsto, tanto che alcuni spettatori si sono inevitabilmente persi la prima parte dell’incontro – lo scrittore napoletano si è raccontato a tutto tondo, partendo dal suo ultimo romanzo, I titoli di coda di una vita insieme (Einaudi).
Attraverso la storia di Fosco e Alice, De Silva esplora il complicato groviglio di sentimenti che accompagna la fine di un amore. L’epigrafe del libro è una frase attribuita a Elsa Morante: «Hai mangiato?». Una citazione che, in realtà, la scrittrice non ha mai messo nero su bianco. «La pronunciò una sera a cena, discutendo con altri scrittori – ha spiegato De Silva –. È l’unica frase che racconta davvero l’amore: una domanda che contiene già dentro di sé una risposta». Spazio poi al personaggio che più di ogni altro lo ha reso popolare, l’avvocato Vincenzo Malinconico, protagonista anche di una fortunata serie televisiva. «Nella prossima stagione Malinconico avrà uno studio in un lido balneare dismesso, completamente arredato Ikea. Per costruire questo personaggio ho studiato l’antropologia napoletana. Non ho fatto altro che raccontare quello che vedevo. Pensavo di aver girato la manopola dell’acqua calda, invece ha avuto un successo clamoroso. Chi li ha mai visti gli avvocati che sorseggiano bollicine davanti allo skyline? Vincenzo Malinconico è un loser, un perdente. Lo è nella professione, ma anche nelle relazioni. L’amore sta in piedi quando ha una struttura forte. Una donna non riesce a restare se non vede un orizzonte. Poi però mi sono accorto che siamo in tanti a essere loser. Tantissimi».
Un personaggio che vive sospeso tra malinconia e comicità, proprio come la visione del mondo del suo autore. «Trovo che la vita sia ridicola, anche nelle occasioni più tragiche. C’è sempre un momento in cui emerge qualcosa di goffo, di patetico. Malinconico è uno che trova il mondo ridicolo. Sta sempre dentro la scena comica ed è il primo a sentirsi ridicolo».
Chiusura affidata a una domanda molto napoletana: quanto è stato un vanto chiamarsi Diego prima che il nome diventasse mainstream? La risposta ha strappato l’ultima risata della serata. «Da piccolo ero uno dei pochissimi Diego. Poi, nel 1984, il Napoli comprò Maradona. In quel mese nacquero ottomila bambini, tutti Diego. Sono sparito nell’anonimato dieghistico. Ho addirittura conosciuto una Diega».
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