Dalla Cappella musicale di Lodi ai palcoscenici internazionali
Carla Nahadi Babelegoto ritratta in una foto di scena di uno spettacolo

Dalla Cappella musicale di Lodi ai palcoscenici internazionali

L’INTERVISTA Carla Nahadi Babelegoto, cantante lodigiana che passa dalla lirica alla musica contemporanea

Quando parli con Carla Nahadi Babelegoto percepisci il suo essere donna e artista proiettata nel mondo di oggi. Quella parte di mondo sana, ricca di pluralità e pervasa di colori, suoni, gusti e stili che provengono dalle molteplici sfumature di un contesto multiculturale che va al di là di ogni confine antropologico. Di padre congolese e madre italiana, Carla è nata a Terlizzi in Puglia nel 1982 ma all’età di 6 anni si è trasferita a Lodi, città nella quale ha iniziato a muovere i suoi primi passi nel mondo della musica fino a diventare una cantante lirica di professione che oggi riesce a coprire un vastissimo repertorio spaziando dalla musica del Trecento a quella contemporanea. Grazie alla sua poliedricità ha collaborando con moltissime istituzioni musicali tra cui Laverdi Barocca, Collegium Vocale Gent, Ghislieri Consort, Concerto Romano e lavorando con direttori del calibro di René Jacobs, Christoph Spering e Philippe Herreweghe (e nel frattempo si è anche laureata in ingegneria al Politecnico di Milano).

Com’è iniziata la tua avventura nella musica?

«Quando ero piccola cantavo sempre così un giorno mia mamma mi mandò nel Coro della Cappella Musicale della Cattedrale di Lodi. Da lì è nata la passione per la musica antica, in particolare per il repertorio medievale».

Qual’è stata la scintilla che ti ha portato a diventare una professionista?

«È stato un passaggio graduale ma la svolta è arrivata a 26 anni con l’audizione al Collegium Vocale Gent, ensemble belga diretto da Philippe Herreweghe; mi ha lanciata nel circuito internazionale della musica classica. Da quel momento non mi sono più fermata».

Quali sono i momenti più importanti, o gli artisti coi quali hai collaborato, che ti hanno lasciato un segno?

«Tantissimi. Uno su tutti la collaborazione con la coreografa belga Anne Teresa de Keersmaeker nella sua opera “Cesena”. È stata un’esperienza unica perché mi ha dato la possibilità di esibirmi al Bam di Brooklyn e poi in Brasile: a San Paolo e Rio de Janeiro».

C’è invece una produzione italiana che vuoi ricordare?

«Sicuramente “Creature”: uno spettacolo di circo nuovo con acrobati keniani con la regia di Marcello Chiarenza. È stata un’esperienza diversa rispetto alle altre perché abbiamo girato un sacco di festival di strada; un mondo totalmente diverso dell’arte performativa. Abbiamo fatto 260 date in tutta Europa venendo anche a Lodi in Piazza della Vittoria».

Viaggi molto?

«Sì questo lavoro è così, si viaggia in continuazione ma il fulcro della mia attività rimane il nord Europa soprattutto Belgio, Olanda, Germania; Paesi dove c’è un investimento maggiore nella cultura e dove la figura del cantante freelancer è riconosciuta a tutti gli effetti».

A cosa stai lavorando in questo momento?

«Ho appena terminato la prova di “Woman at point zero”, opera della londinese Bushra El-Turk che avrà la premiere il 10 luglio al Festival International d’Art Lyrique d’Aix in Provenza. È un lavoro basato sull’omonimo libro del 1975 (in italiano tradotto come “Firdaus. Storia di una donna egiziana”) di Nawal El Saadawi. Siamo solo in due in scena, io interpreto l’intervistatrice mentre la donna in carcere è interpretata da Dima Orsho».


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