Da una parte, la guerra. Dall’altra, il san Francesco di Cazzullo

TELEKOMMANDO La rubrica di Fabio Francione

Lodi

Una riflessione c’è da fare, anzi è più che urgente, me ne accorgo e allo stesso tempo so che una risposta non c’è, né si può tentare. La terza guerra del Golfo scatenata da Israele e dagli States di Trump come dicono “preventivamente” contro l’Iran (hanno fatto fuori la guida suprema, ma dalla struttura acefala del regime degli ayatollah ne spunterà a breve un’altra), combattuta tra missili, droni, intelligence e AI, in cielo, mare e terra (qui stando alle cronache), sta diventando la guerra meno vista di sempre. Almeno in Italia, i media ufficiali, tv pubbliche e private, canali all news sembrano affidarsi più a commenti che alla cronaca. Eppure, in epoca di social, basta saper cercare in rete, la guerra ha un volto. Anzi ne ha più di uno, il Vietnam di sessant’anni fa aveva indicato la via, presa pure dal cinema americano che ne aveva mitizzato gli esiti per poi gettarli alle ortiche.

D’altronde l’America vegeta sulle sue contraddizioni. Ho gettato sul gradino più basso di questo osservatorio privilegiato sul mondo dei media una piccola scheggia di riflessione, peraltro originata da una discussione amicale sul perché di questa guerra. Ma, restringendo la visione a casa nostra, un evento tv poteva essere, viepiù che è stato controprogrammato da raiuno con il doc dedicato agli 80 anni di Riccardo Cocciante (a proposito segnalo che agli Arcimboldi di Milano per ancora molti giorni c’è il suo musical “Notre Dame de Paris”) lo speciale francescano orchestrato da La7 e Aldo Cazzullo per la sua “Giornata particolare”. Ospite speciale in quel della Basilica superiore di Assisi, tra i grandi affreschi giotteschi, Angelo Branduardi. Il giornalista e il menestrello hanno raccontato a modo la parabola esistenziale e spirituale del poverello d’Assisi (il grande scrittore greco Nikos Kazantzakis avrebbe aggiunto di Dio, in uno dei suoi magnifici libri) inserendolo in una narrazione che lo vuole come il primo italiano: che è anche il titolo del fortunato libro di Cazzullo. Al di là delle celebrazioni degli 800 anni dal transito di San Francesco (anche qui in città si stanno preparando con sorprese degli eventi, lo dico con contezza della mia attività centaura come direbbe Primo Levi), lo spettacolo perché di questo si tratta ha sofferto non poco della ripresa tv. Infatti una cosa è l’ascolto dal vivo con musiche, un altro paio di maniche è affidarsi al mezzo televisivo. Di certo la platea diventa molto più grande, ma la perdita di quell’intima vocazione all’ascolto che un luogo “santo” com’è la basilica giottesca è qualcosa di “irreparabile”. Come pare uno scivolone imperdonabile (da prendere cum grano salis) compiuto dal giornalista del Corriere della Sera (a proposito auguri per i 150 anni appena compiuti) nei riguardi del vincitore, fresco fresco, di Sanremo Sal da Vinci (e della Napoli che crede di rappresentare) e peccato – forse per Cazzullo – non si sia chiamato Leonardo.

Fabio Francione

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