Da Firenze a Locri a Parigi,
Mara Senno esporta la sua arte

PITTURA Nelle opere, le forme del reale si venano di accenti fantastici, a tratti fiabeschi, prima ancora che surreali

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A Firenze, nella sede prestigiosa del museo “Casa di Dante”, è tra i sei autori selezionati per la mostra “Il possibile altrove” inaugurata sabato scorso (fino all’11 giugno), e organizzata dalla Società delle Belle Arti Circolo degli Artisti “Casa di Dante”: il luogo, l’edificio di via Santa Margherita, nel cuore del centro storico, dove si ritiene che il Poeta abbia visto la luce.

Ma, in contemporanea, in questa primavera dove le sue partecipazioni espositive sembrano succedersi con l’intensità alla quale fa riscontro l’assiduo esercizio pittorico, Mara Senno è presente all’Espace Miromesnil di Parigi, nella mostra “En attendant l’été” già ufficialmente conclusa, ma dove le sue opere potrebbero continuare a essere esposte. Per tutto il 2026 sarà a Locri, presso la galleria d’arte “Arone e Arone”; e ci sono state in rapida successione anche le collettive di Bari e di Pesaro, senza contare la partecipazione milanese presso Una Hotels, in occasione della Settimana del Design.

Una stagione alla quale lo scorso gennaio sembra aver spalancato le porte, temporalmente ma anche come espressione di un riconosciuto valore della sua produzione, la scelta di affidare alla Senno la realizzazione 2026 del tradizionale “Piattino di San Bassiano”, in occasione della festività dedicata al patrono di Lodi.

La ceramica, “primo amore” dell’autrice che ha riversato nel successivo approccio alla pittura le lucentezze smaltate di vivace vena decorativa, nella predilezione tematica per le città e gli edifici: le forme del reale si venano di accenti fantastici, a tratti fiabeschi, prima ancora che surreali. Nella mostra fiorentina, il “possibile altrove” pensato dai curatori Giancarlo Bonomo e Raffaella Ferrari è quello rispondente all’esigenza di «concepire dimensioni altre che, da suggestione mentale, trovano compimento nell’alchimia dell’opera realizzata». Non utopie o mondi ideali, ma paesaggi che si possono raggiungere e abitare con la forza interiore, laddove il sogno si unisce alla memoria. Parole che sembrano fatte apposta per descrivere le città di Mara Senno nelle quali, attingiamo alle parole dell’autrice, «gli orologi non hanno lancette». Situazioni annunciate già nella sua prima personale dedicata nel 2008 alle “Città invisibili” di Calvino, che nel segno di una coerente maturazione di linguaggio ottenuta con appassionata costanza di applicazione, mantengono echi nei dipinti alla casa di Dante. C’è anche il volto del Poeta, tra le forme, i simboli e i colori che portano lo sguardo fiducioso dell’autrice sull’enigmatica complessità del reale.

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