Codogno, il festival diventa la memoria di un territorio

FOTOGRAFIA ETICA: L’inaugurazione della mostra nella Bassa

Il cerchio si era aperto ai primi di marzo, con una telefonata e un’idea visionaria condivisa tra Giovanni Pelloso, direttore della rivista “Il Fotografo” e critico di fotografia del “Corriere della Sera”, e il fotogiornalista e fondatore del Festival della Fotografia Etica di Lodi Alberto Prina: una call internazionale per fissare in fotografia la memoria collettiva del momento terribile e straordinario che stava per iniziare. Quell’idea nel corso dei mesi ha mosso il mondo, e per davvero: oltre diecimila le fotografie arrivate da ventotto nazioni, ed è dalla loro selezione che è nata la mostra “Life in the time of coronavirus”, sessanta fotografie visibili fino al 25 ottobre a Codogno, per la prima volta tappa del circuito del Festival fotografico lodigiano. «Non è stato facile, ma il cerchio aperto a marzo adesso si chiude. E oggi essere qui non ha prezzo»: così ha detto Prina sabato proprio a Codogno per l’inaugurazione ufficiale della mostra, allestita con il contributo dei volontari di Kaos Focale nel cortile del municipio di via Vittorio Emanuele, visitabile il sabato e la domenica ad ingresso libero.

«Ognuno di questi scatti rappresenta un piccolo momento di Storia da ricordare - ha commentato il sindaco di Codogno e presidente della Provincia Francesco Passerini - . Un orgoglio avere questa esposizione nella nostra città». Con la mostra di Medici Senza Frontiere alla Prefettura a Lodi e quella all’ospedale Maggiore di Lodi dedicata al lavoro della Croce Rossa lodigiana, l’esposizione di Codogno è sostenuta dalla raccolta donazioni attivata dall’associazione Progetto Immagine con la Fondazione Comunitaria della Provincia di Lodi e il Gruppo Intesa San Paolo.

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