Chernobyl tra bugie, errori e responsabilità
Chernobyl

Chernobyl tra bugie, errori e responsabilità

Continua il nostro viaggio nell’universo delle serie tv

Qual è il prezzo delle bugie? Un disastro nucleare. Perché il vero pericolo è che se ascoltiamo troppe bugie, poi non riusciamo più a riconoscere la verità. È questa la lezione (attualissima) che emerge con caparbietà in Chernobyl, la miniserie acclamata dalla critica disponibile su Sky Atlantic, trasmessa nelle scorse settimane su La7 (cinque puntate) e seguita da un approfondimento sull’argomento. Sceneggiata da Craig Mazin e diretta da Johan Renck, Chernobyl racconta la tragedia avvenuta il 26 aprile 1986 in Ucraina, nella centrale V.I. Lenin, rivelando come e perché si verificò l’incidente, mostrando i protagonisti che tentarono di tutto per limitare i danni dell’esplosione, a costo della loro vita.

Vale la pena ricordare che si tratta di una miniserie e non di un documentario, ci sono degli aspetti che non trovano aderenza alla realtà. Le vicende si basano però anche sui resoconti degli abitanti di Prypjat raccolte dalla scrittrice Svetlana Alexievich in “Preghiera per Cernobyl”. Colpiscono l’ambientazione e la ricostruzione dei luoghi, sia interni che esterni: la serie tv è stata girata soprattutto in Lituania, dove l’atmosfera sovietica è ancora presente, mentre per la parte finale ci si è spostati in Ucraina. Basta il primo episodio per rendersi conto di trovarsi davanti a una serie tv di quelle “top”: tra Emmy, Grammy e Golden Globe i premi si sprecano.

Surreale, alla luce di ciò che è accaduto nella centrale nucleare, ma di un’intensità trasbordante amarezza, la scena dei bambini che in piena notte danzano sotto un cielo che piange scorie radioattive poco dopo l’esplosione, con i genitori a fianco, lo sguardo all’insù, ignari del pericolo che stanno correndo. Del resto il numero delle vittime oscilla da 9mila a 115mila, tra menzogne e sotterfugi.

Chernobyl mette in fila, senza sconti, errori e responsabilità: la gravità dell’incidente sottovalutata fin dal primo momento, il tentativo di insabbiare l’accaduto o di minimizzarlo, la diffusione di informazioni false, l’isolamento della popolazione locale che quindi non aveva scampo. Il vero pericolo è che se ascoltiamo troppe bugie, poi non riusciamo più a riconoscere la verità. E allora cosa possiamo fare? Abbandonare la speranza della verità e accontentarci invece di... storie.

P.S.: Dopo il successo di Chernobyl nei luoghi dell’incidente si è assistito a un boom turistico. Ragazze mezze nude che posavano per set fotografici, ragazzi che ridevano come se fossero in un villaggio vacanze; tutti ignari della sofferenza trattenuta in quei posti. Così va il mondo nell’era dei “like”.


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