Challenger, l’ultimo volo

SIAMO SERIAL: il nostro viaggio nell’universo delle serie continua a bordo della tragica missione Shuttle

Partenza d’impatto, e non potrebbe essere altrimenti: l’esplosione davanti agli occhi del mondo della navicella spaziale, utilizzando immagini d’epoca. Il 28 gennaio 1986, alle 11:39 ora locale, al Kennedy Space Center in Florida lo space shuttle Challenger della NASA deflagrava dopo soli 73 secondi di volo, mentre gli spettatori seguivano in diretta tv l’avvenimento. Tutti i componenti dell’equipaggia morirono, a bordo c’erano sette persone, per molti una tragedia che poteva essere evitata.

«Come hanno potuto vivere con se stessi dopo aver preso una decisione simile?», si chiede June Scobee Rodgers, la vedova di una delle vittime, Francis “Dick” Scobee, riferendosi ai responsabili dell’intera operazione.

“Challenger, l’ultimo volo” è una miniserie Netflix (quattro puntate) interessante per il materiale raccolto attraverso le interviste. Oltre ai parenti e agli amici delle sette vittime, infatti, sono stati intervistati i membri della NASA responsabili della missione. Tra loro anche Bob Ebeling, un ingegnere che aveva tentato di segnalare le sue preoccupazioni per il malfunzionamento delle guarnizioni di gomma, considerata la causa del disastro. Ebeling confida di aver sempre provato un inconsolabile senso di colpa, e per trent’anni, prima di morire, ha dovuto convivere con questo sentimento.

Il 25esimo volo del programma Shuttle, eseguito dalla navetta Challenger, sarebbe dovuto entrare nella storia dei viaggi nello spazio per la presenza della professoressa-astronauta Christa McAuliffe come membro dell’equipaggio, la prima donna “civile” ad andare nello spazio. Questa novità ha catturato l’attenzione del mondo intero, in un’epoca in cui i lanci erano diventati routine. Negli episodi si raccontano diversi aspetti legati all’addestramento degli astronauti, ma anche alla società di quel periodo: per chi ha vissuto attraverso gli anni Settanta - così si osserva in “Challenger” - il paese aveva bisogno di “sentirsi bene” per qualcosa, ovvero di buone notizie.

La miniserie è diretta da Steven Leckart e Daniel Junge, nel team che ha lavorato alla stesura degli episodi c’è anche J.J. Abrams, una sicurezza nel mondo delle serie tv (ma anche del cinema), il regista-sceneggiatore ha infatti lavorato per “Lost”, “Alias”, “Person of Interest”. Se negli Stati qualcuno ha fatto notare che “Challenger” non svela nuove informazioni, la miniserie resta però uno straziante racconto di una tragedia che si poteva evitare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA