Capossela in viaggio tra i sogni di una comunità immaginaria

IL FESTIVAL Con una ombrosa e poetica esibizione in bilico sul confine tra concerto e teatro, il cantautore ha aperto Borghilenti 2026

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Sicuramente non è stato solo un concerto. O almeno, non nel senso abituale del termine. Niente scaletta da cantare a memoria, niente successione di brani uno dietro l’altro. Quello che ieri sera ha portato Vinicio Capossela in piazza Garibaldi a Castelnuovo Bocca d’Adda è stato piuttosto un viaggio dentro le parole e i sogni di una comunità immaginaria.

Nel cuore della terza edizione del BorghilentiFestival, manifestazione dedicata alla rigenerazione culturale dei piccoli centri e dei territori lungo il Po, il cantautore ha presentato per la prima volta dal vivo Nel bosco di latte, adattamento musicale del celebre Under Milk Wood dello scrittore gallese Dylan Thomas, che sarà trasmesso il 3 giugno su Rai Radio 3.

Prima dell’inizio dello spettacolo, dopo i saluti del sindaco Marcello Schiavi, è stato ricordato il lavoro della rete di cittadini, associazioni e volontari che anima Borghilenti, progetto che negli anni ha trasformato il festival in un laboratorio permanente di partecipazione e valorizzazione del territorio.

Poi le luci si sono abbassate e Capossela ha spiegato al pubblico il senso profondo dell’operazione. «Abbiamo portato qui una cosa che ha a che fare con la lentezza - ha raccontato -. Il fuoco e il racconto sono all’origine della comunità. E il racconto richiede ascolto e lentezza». Sul palco, insieme a Capossela, Alessandro “Asso” Stefana alle chitarre e Vincenzo Vasi tra theremin, campionamenti e voci. Con loro, una sorta di “bosco sonoro” capace di restituire l’atmosfera sospesa dell’opera di Dylan Thomas. «Thomas aveva un amore particolare per il suono delle parole - ha spiegato il cantautore -. È una storia ciclica in cui le persone si rivelano attraverso i loro sogni».

Il progetto nasce anche da un ricordo personale. Capossela ha infatti raccontato di aver voluto portare a termine un desiderio dell’amico Renato Striglia, che sognava di realizzare questo racconto radiofonico prima della sua scomparsa.

La piazza si è così trasformata in una notte senza luna. Le prime parole del racconto hanno immerso il pubblico in un paesaggio fatto di mare, silenzio e oscurità: «È una notte di primavera senza luna e senza stelle, nera come la Bibbia».

Da quel momento, il confine tra concerto e teatro si è dissolto. Le parole descrivevano case addormentate, angosce segrete, desideri nascosti e sogni che si intrecciavano nel buio. Le canzoni emergevano come frammenti di quelle vite immaginate. La prima ad affiorare è stata La bianchezza della balena, evocazione marina che sembrava arrivare direttamente dalle profondità del racconto. Poi i personaggi hanno preso forma uno dopo l’altro. Un ciabattino ossessionato dal sesso, interpretato nella versione radiofonica dalla voce di Paolo Rossi. Le coppie clandestine sorprese nel bosco. Le leggende popolari e le metamorfosi della notte. Da queste storie è nata Il Pumminale, figura che appartiene all’immaginario meridionale e che Capossela ha presentato come una variante del licantropo: non un uomo che si trasforma in lupo, ma in porco.

La serata è proseguita alternando racconto e musica in un continuo gioco di richiami. Tanco del Murazzo, In clandestinità, fino alla storia dei venditori di cozze che ha introdotto una delle canzoni più amate del repertorio caposseliano, Canzone a manovella.

Più che uno spettacolo, è meglio chiamarlo “una veglia collettiva”. Un ritorno alle origini del narrare, quando una comunità si riuniva attorno a una voce per ascoltare storie.


Il festival proseguirà nel weekend con un lungo programma di eventi, disponibile sul sito borghilenti.it.

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