Cabrini, lo chef delle “cene con delitto”

Per il terzo anno consecutivo il lodigiano Anselmo Cabrini è arrivato in finale al Premio Remo Chiosso 2014 del festival internazionale “Lucca Comics&Games”, aggiudicandosi il terzo posto. Una tripletta mica male per uno che ha iniziato per gioco, catturato dall’idea di poter inventare da solo un murder party, una “cena con delitto” (un “genere” che sta trovando sempre più appassionati e che consiste in una trama gialla che viene allestita con lo scopo di far scoprire il colpevole a un pubblico di investigatori che entrano a far parte del gioco) da mettere in scena nel suo locale: sì perché Anselmo, 45 anni di Somaglia, è titolare insieme alla moglie e alla cognata del bar ristorante “La Piazzetta” di Casalpusterlengo. La sua giornata tipo si svolge dietro il bancone del bar e ai fornelli in cucina, ma ogni ritaglio di tempo è buono per alimentare la passione. Davanti al pc prendono quindi “vita” personaggi, movente, colpi di scena, le trame di racconti che si sedimentano per mesi nella sua mente e che poi, quando è giunto il momento, vengono messe nero su bianco, in un paio di settimane. Si diverte e mentre crea i suoi gialli pensa a come far divertire anche gli “invitati”. Ridendo e scherzando ha conquistato la giuria del concorso nazionale dedicato a Remo Chiosso, maestro del genere oggi scomparso, che ha importato il format della “cena con delitto” in Italia dove oggi vanta migliaia di appassionati. La storia con la quale Cabrini è arrivato terzo a Lucca si intitola Schegge di memoria e racconta di un bambino che vede uccidere la madre, di come l’omicidio venga spacciato per suicidio, e della sorprendente venuta a galla della verità. A infittire l’intrigo contribuisce la morte di quell’unico testimone, ma prima ancora l’espediente letterario che Anselmo utilizza per far riaffiorare il tragico ricordo. Un flashback davanti a due quadri, Campo di grano con corvi di Van Gogh e Campo di papaveri di Monet un giorno al Louvre, quando ormai adulto va a visitare il museo e da lì in poi niente sarà più come prima. Il perché è da scoprire indagando. «Tutti in Italia credono di essere dei grandi investigatori e si fanno i loro film in testa - spiega Anselmo -. Mi affascina stimolare la gente a giocare con me». Da ragazzo Anselmo si è avvicinato alla lettura grazie al Poirot di Agatha Christie, oggi divora i libri più disparati ma la sua predilezione è rimasta il genere poliziesco. «Parto sempre da come voglio far morire la vittima e ci costruisco attorno i personaggi, che intreccio dando a tutti un movente». La rappresentazione del suo primo scritto alla Piazzetta tre anni fa ha conquistato i clienti-detective, la moglie Valentina ha convinto Anselmo a spedirlo al «Lucca Comics» e nel 2012 è arrivato il primo successo: un glorioso secondo posto, seguito a ruota da due terzi posti nel 2013 e 2014. Così oggi ha una piccola collezione di targhe ricordo. L’ultima è arrivata pochi giorni fa. A ogni edizione il suo murder party è stato pubblicato sul sito del festival, dov’è scaricabile da chiunque, e come premio ha potuto dirigere un cast di attori non professionisti nella rappresentazione della sceneggiatura. «Mi spiace solo non essere mai arrivato primo, perché è il primo che resta nella storia del concorso, ma ho già in testa la prossima sceneggiatura, per cui riproverò l’anno prossimo».

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