Bruschi-Sanaldi, un dialogo a due per raccontare storie di donne
Carla Bruschi (a sinistra) e Barbara Sanaldi durante il taglio del nastro dell’esposizione

Bruschi-Sanaldi, un dialogo a due per raccontare storie di donne

Inaugurata a Milano l’esposizione che avvicina pittura e scrittura

Un dialogo tra pittura e scrittura, il punto di incontro da cui si forma una voce. E che, opera dopo opera, sale di volume, fino a lacerare le corde vocali. Per denunciare gli abusi contro le donne. Il senso della mostra Donne a perdere. Piccole storie di ordinaria quotidianità aperta a Milano a Palazzo Lombardia (la sede della Regione) è proprio questo: un messaggio diretto, senza filtri, senza ipocrisie, per fermare le violenze quotidiane contro le donne, promuovendo la cultura della prevenzione e della non violenza. L’idea di questo lavoro, composto da 15 quadri e altrettanti racconti, non poteva che essere partorito da due autorevoli protagoniste dell’universo femminile. Carla Bruschi, artista, pittrice - nonché politico di Peschiera Borromeo -, ha realizzato le tele che, ispirate dai racconti dell’amica Barbara Sanaldi, guidano i visitatori nella vita interiore delle due donne, dove si ritrovano le paure, le angosce, il senso di solitudine profonda e di tragica impotenza. Ogni storia è un preludio di morte e ricrea un pathos che risveglia le coscienze.

Un’opera

Un’opera

Un’opera

“Donne a perdere”, realizzata in collaborazione con Regione Lombardia (è aperta allo Spazio N3 di piazza Lombardia a Milano), «vuole portare il tema della violenza sulle donne al centro del dibattito sociale e civile per contribuire a creare una società più equa, in cui il divario di genere, che manifesta ancora oggi elementi fortemente discriminanti nei percorsi formativi e professionali, viene esplorato nella sua espressione più tragica e patologica per poter risvegliare le coscienze di tutti e sconfiggere la cultura che le origina».

In tutto questo emerge anche un’altra sfaccettatura, legata alla professione di Barbara Sanaldi, giornalista e collaboratrice del nostro quotidiano: «I racconti che fanno parte di “Donne a perdere” - spiega - nascono dalla volontà di superare la barriera emotiva che ogni giornalista deve costruire tra se stesso e ciò che racconta, mettendosi in gioco e provando a costruire un ponte di umanità capace di traghettare emozioni e impegno».


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