Aurelio Amendola, la fotografia come legame tra pittura e cinema a Milano
LA MOSTRA A cura di Fabio Francione
Lettura 1 min.Milano
Non trovate peregrina l’idea che la fotografia sia, sin dalla sua apparizione, il logico e scientificamente evolutivo link tra pittura e cinema? La domanda senza alcun dubbio potrebbe appartenere a quegli interrogativi retoricamente banali ai quali già una risposta è incollata alla formulazione. Tant’è vero che quando oggi si guarda un’immagine, indipendentemente dallo stato di chi vede e da cosa si sta vedendo, il primo pensiero è quello di osservare il mezzo con cui è riprodotta. L’interesse, pertanto, si sposta al medium e non al contenuto. D’altronde con l’avvento del digitale e oggi con l’AI, l’impossibile diventa possibile. Anche nella ricostruzione di una realtà che non è nemmeno più verosimile (sono i principi primi della pittura e del cinema, al di là dell’esame dei generi), ma soltanto una verità alternativa. Insomma, la discussione è aperta e una prima istanza di giudizio si può porre visitando, fino al 6 settembre prossimo, la mostra di Aurelio Amendola a Palazzo Reale di Milano (l’ingresso è gratuito): Capolavori fotografati. Burri, Vedova, Nitsch, Duomo di Milano, Bernini, Canova, Michelangelo. Dunque, la sensazione che si prova nel guardare le fotografie d’arte di Amendola, raffinatissimo specialista del genere, forse il migliore in assoluto, che le opere riprodotte siano più vere del vero. Il bianco e nero delle sculture michelangiolesche come quelle di Bernini e Canova, l’accostamento non è casuale, perché verifica come la fotografia consente di cancellare le distanze temporale, consente all’occhio che guarda di stabilire la durata e la fissa nel presente. Accade controcorrente anche ai ritratti di artisti come l’azionista Nitsch e gli informali Vedova e Burri, le cui opere, per come appaiono, quasi sempre sullo sfondo o sottoposte al divenire dell’atto creativo, in un modo o nell’altro tendono a occupare più spazio nella cornice della foto. Infine, suggestivo è l’estratto di nove foto del Duomo di Milano, ripreso in più particolari e mai nella sua totalità. La mostra è realizzata in collaborazione con Building. Mentre il catalogo è edito da Skira.
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