Arte e pensiero: Platea mette “in vetrina” Giulio Locatelli
Giulio Locatelli davanti alla vetrina di Platea che ospita “Tecla” (Foto by (Borella))

Arte e pensiero: Platea mette “in vetrina” Giulio Locatelli

Inaugurata la nuova installazione in corso Umberto a Lodi

«Se il pensiero resta in testa prende freddo» afferma Giulio Locatelli, accompagnando alla lettura di “Tecla”, la sua installazione site specific svelata nel tardo pomeriggio di mercoledì nella vetrina di “Platea. Palazzo Galeano”. «Nel mio caso, la necessità è proprio quella di dare forma a un pensiero: la suggestione del lavoro, le strade da percorrere, le trovo nella pratica». Tra le “invisibili” di Calvino, Tecla è l’interminabile città-cantiere; il suo progetto è sparso su una quantità di fogli, e l’indagine intorno all’incessante lavorio che impegna i costruttori fa scoprire, alla fine, che il progetto consiste nel cantiere stesso. Come a dire, il progetto e il cantiere sono la città che a sua volta, come avviene nel mondo calviniano, è simbolo di qualcos’altro. È questa una delle tracce di lettura dell’opera di Giulio Locatelli, che costituisce il secondo episodio espositivo per la serie dei quattro dedicati agli artisti emergenti. Presentata dalla presidente dell’associazione, Claudia Ferrari, dal direttore artistico Carlo Orsini e dalla curatrice Francesca Grossi, e poi commentata dall’autore, l’installazione sembra evocare una costruzione in fase di avvio, con i puntelli in ferro solitamente usati per armare i solai. A costituirne le fondamenta, e qualche volta la parte terminale, sono cumuli di fogli segnati da tracce, graffi, appunti e vicende- Lo spazio per una installazione diventa sua parte integrante, osserva ancora Locatelli, che della vetrina ha esplorato questa volta anche la scala retrostante e un angolo solitamente inutilizzato; e rimarcando come, di fronte alla vetrina, ci sia la Biblioteca Laudense, con le “carte” che costituiscono il patrimonio culturale della città. Un altro riferimento, prosegue, è anche all’atto indicato con il termine giapponese “tsundoku”, l’abitudine di accumulare libri senza poi leggerli. La carta è uno degli elementi su cui si fonda la ricerca di Locatelli, ventottenne bergamasco diplomato in pittura all’Accademia di Brera; l’altro è il filo, che qui cuce insieme i fogli, quasi a creare «la somma delle storie che accumulo nella vita». Un cantiere: la realizzazione di una cosa in via di costruzione e sempre in evoluzione, come avviene nella pratica artistica. Ma anche, allargando lo sguardo, la manifestazione dell’essenza stessa di “Platea”, un progetto in continua trasformazione che nelle prossime tappe presenterà il lavoro di Silvia Berry e Vittoria Mazzonis.


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