Amore e fragilità: il futuro distopico di Giulio Cavalli da cui ripartire
Giulio Cavalli

Amore e fragilità: il futuro distopico di Giulio Cavalli da cui ripartire

L’autore lodigiano arriva in libreria con “Nuovissimo testamento”

Fausto Albini si sente male in un giorno qualsiasi. Subito portato via d’urgenza, al pronto soccorso, viene ricoverato nel reparto disturbi affettivi, quello per i cittadini di DF colpiti da rotondità mentale. Ed è l’incontro con la dottoressa Cordio a fargli scoprire un sentimento indicibile e proibito, l’amore. Torna in libreria, con un nuovo romanzo, “Nuovissimo testamento” (Fandango) lo scrittore lodigiano Giulio Cavalli, classe 1977, nato come attore e autore teatrale, oggi anche giornalista e soprattutto scrittore, con i risultati di eccellenza, come dice l’accoglienza a uno degli ultimi volumi, Carnaio (Fandango, 2019).

Come mai ha scelto nuovamente di utilizzare la distopia?

«Quando abbiamo fatto uscire Carnaio l’idea di usare la distopia ci è sembrata molto utile per parlare di diverse sfumature del presente e abbiamo pensato che DF potesse essere il luogo simbolo di alcune storture attuali: si tratta quindi di una trilogia, senza però una consecutio temporale».

Come mai questo titolo?

«Perché ritengo che il passaggio verso un nuovo rinascimento debba per forza tenere conto di diverse interpretazioni e di un recupero dell’empatia intesa come essere fortissimamente umani: è immaginare che la nuova era possa essere una maggiore consapevolezza affettiva e solidale».

Tra le pagine torna anche prepotente il tema della fragilità umana. Perché è così importante parlarne?

«Perché sembra sia uno stigma e sembra scomparsa dal dibattito pubblico e invece è attraverso la fragilità che si riescono a scrivere e leggere la pagine migliori. È combattere con ostinazione questo comandamento laico di essere insensibili per essere performanti e perché poi, solo attraverso la sensibilità e la profondità, c’è un’ampia elaborazione del presente».

Quando è nato questo libro e con ispirazione?

«È una riflessione sulla facilità e la difficoltà di governare e di essere governati. E su come molto spesso il potere, che non deve essere per forza politico, coltivi la semplificazione o la banalizzazione per cercare di rendere di rendere tutto più governabile perché incapace di affrontare la complessità. E poi già Carnaio poneva il tema della disumanità come acceleratore sociale, addirittura proposto come soluzione finale».

Le norme che vanno a toccare ogni sfera dell’individuo, è quello che abbiamo vissuto tutti in questo anno.. è stato di ispirazione questo aspetto?

«Sicuramente. Il distanziamento sociale - definizione di per sé terribile - è anche diventato distanziamento affettivo, sentimentale e comportamentale, che comporta tutta una serie di passaggi che sono stati e continuano a essere molto sottovalutati. Non so se alla fisioterapia sentimentale qualcuno ci stia pensando, anche se certamente fermare l’avanzata del virus è fondamentale. Io penso che la letteratura possa svolgere un ottimo ruolo in questo senso. Nuovissimo testamento può essere una chiave di lettura, ma non vuole essere la fotografia del presente».

Quali sono gli impegni del prossimo futuro?

«Sono molto contento perché il libro sarà segnalato al premio Strega e stiamo pianificando una serie di presentazioni. Vedremo se sarà possibile farli».


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