Addio a Eco, il poeta Oldani: «Uomo di cultura enciclopedica»

«Era un uomo dalla cultura enciclopedica e dalla memoria prodigiosa. Come lui conosco solo il cardinal Gianfranco Ravasi. Figurarsi che una sera, alla festa per gli ottant’anni del poeta e comune amico Luciano Erba, mi salutò rammentando le due citazioni al sottoscritto (una peraltro solo omonima) che compaiono nell’opera omnia di Erba allora appena pubblicata». Guido Oldani, poeta di Melegnano con importanti frequentazioni meneghine, ricorda con ammirazione Umberto Eco, il grande studioso e romanziere di origini piemontesi ma milanese d’adozione, scomparso nel fine settimana a 84 anni, e i cui funerali si svolgono oggi. «Mi è capitato di incontrarlo in più occasioni; in particolare lo incrociavo e ci si fermava per i convenevoli di rito a Milano, nei pressi della sua abitazione in zona Castello. Spesso accadeva la domenica mattina perché andavo a trovare Paolo Volponi, lui pure residente lì vicino. Ma l’aneddoto più curioso resta quella festa a casa di Erba, una casa con uno straordinario terrazzo fiorito in zona piazza Piemonte. Eco tenne banco tutta la sera, cantò, ballò addirittura. Era un vulcano. E cantò nientemeno che Giovinezza, spiegando le trasformazioni del celebre brano fascista che in origine chiudeva con «per D’Annunzio e Mussolini....», frase poi diventata per «Benito e Mussolini» - pur con una e di troppo legata ai tempi della musica - visto che il Duce temeva di finire nel cono d’ombra del Vate, allora celebratissimo e conosciutissimo. Il “signor sa tutto” era così; conosceva dettagli di ogni cosa; vecchi brani, testi antichi, libri introvabili, film: tutto. Mi spiace solo che abbiano deciso di sfruttare la sua morte per lanciare in anticipo l’uscita del suo nuovo libro, che ha peraltro lo stesso titolo di una raccolta poetica di Michelangelo Coviello, appena pubblicata»

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