A Ca’ Venier dei Leoni un’esposizione dedicata a “Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezione”
LA MOSTRA A cura di Fabio Francione
Lettura 1 min.Venezia
Nove anni circa di ricerca ci sono voluti per organizzare una mostra che indagasse la prima galleria d’arte fondata da Peggy Guggenheim, ancor prima della celebrata “Art of This Century”, inaugurata a New York nel 1942 con il design visionario dell’architetto Frederick Kiesler e un programma assolutamente in anticipo sui tempi fino alla chiusura avvenuta circa cinque anni più tardi. Dunque, “Guggenheim Jeune”, questo il nome della galleria e primo incubatore della futura collezione della mecenate americana, ebbe il suo battesimo al di qua dell’Atlantico, a Londra, nel 1938 – anno cruciale per i destini dell’Europa e del mondo – e per circa 18 mesi, ospito ben 21 mostre: un lavoro e sforzo eccezionale, interrotto dalla scoppio della seconda Guerra Mondiale, il progetto espositivo ebbe come sostenitori e ispiratori, tra gli altri, artisti, filosofi e scrittori del calibro di Marcel Duchamp, Samuel Beckett e Herbert Read (il cui pensiero e scritti sono stati introdotti in Italia da Gillo Dorfles) e il merito di indirizzare l’arte inglese del tempo verso una modernità, che già altre gallerie proponevano, ma senza quella spinta eversiva e sperimentale che l’aura della Guggenheim emanava.
Tutto questo come si è detto si può vedere e ammirare fino all’ottobre prossimo a Ca’ Venier dei Leoni, sede della Peggy Guggenheim Collection di Venezia in “Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezione”, mostra e catalogo, edito da Marsilio Arte, a cura di Gražina Subelytė e Simon Grant. Prima di addentrare e aguzzare lo sguardo panoramico sulle opere esposte e sulla scelta dell’allestimento, vi è da aggiungere che questa mostra ha avuto degli anticipi in “Rita Kernn-Larsen.Dipinti surrealisti” e “Jean Cocteau. La rivincita del giocoliere”, mostre tenute nel 2017 e nel 2024.
Quindi, tornando su “Guggenheim Jeune”, straordinariamente didascalica e informativa è la documentazione fornita dai curatori nell’allestimento: le 21 mostre non catalizzano solo l’attenzione (per questo forse basta la selezione di quadri di Kandinskij alla sua prima personale in terra d’Albione, ormai già anziano), ma nel serpentone delle sale della Guggenheim la varietà dei linguaggi artistici, pittura, scultura, object d’art, fantocci, che si succedono consentono al visitatore di farsi un’idea completa di come Peggy Guggenheim abbia agito sia rispetto alle sue convinzioni culturali sia davanti alle esigenze degli artisti che convocava ed esponeva in galleria.
Ecco in successione l’apparizione della monografia dedicata a un artista totale come Jean Cocteau; o ancora il desiderio di dare un volto alla produzione britannica con artisti come Reuben Mednikoff, Cedric Morris, Grace Pailthorpe. Non trascurando campioni come Henry Moore e Piet Mondrian. Ma, la scelta più sorprendente riguarda Marie Vassilieff, di cui sono esposte alcune marionette e pupazzi destinati a gruppi teatrali d’avanguardia. Tra queste, spiccano i Francesco e Chiara d’Assisi, inconsapevole allora, ma non per oggi, omaggio agli 800 anni del transito del santo assisiate.
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