Un’auto più grande per la piccola Rosa: la battaglia dei suoi “angeli”

CASELLE LANDI La bambina, che ha sei anni, è affetta da due gravi sindromi: per lei si stanno impegnando Roberto e Lorena insieme ad amici e parenti

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Rosa ha sei anni. E come tutti i bambini, prima di andare a scuola, ama guardare i suoi cartoni animati preferiti. Davanti a lei il biberon con il latte che aspetta e quelle immagini colorate che passano sullo schermo, per godersi ancora un po’ il calore di casa. Ma quando arriva il momento di andare, Rosa non si lascia pregare. Le basta un’occhiata per farsi capire. Perché lei, “parla con gli occhi”.

È il suo super-potere.

Tutti i bambini ne hanno uno. Ma il suo non è immaginario.

È vero. “Dannatamente” vero, come vere, purtroppo, sono le due sindromi con le quali convive da quando aveva pochi mesi di vita. La sindrome di Rett e la sindrome di Andersen-Tawil: la prima è una forma neurologica che provoca crisi epilettiche e gravi ritardi nel linguaggio e nel movimento e la seconda colpisce in particolare il cuore (allungamento del Qt lungo e paralisi periodica muscolo scheletrica).

Ma oltre al suo super-potere Rosa ha tanti angeli nella sua vita.

La prima ha gli occhi scuri e un sorriso grande. È la sua mamma. Si chiama Barbara, ha 50 anni. È un angelo che lotta tutti i giorni e per questo, a volte, quando arriva sera ha un po’ di dolori ovunque. Alla schiena. Ma anche tanti pensieri nella testa. Perché il suo primo obiettivo è far star bene la sua Rosa.

Ma non è sempre facile. Perché la vita di una mamma sola è spesso in salita. Il papà di Rosa se n’è andato quasi subito, quando sono venuti fuori i primi problemi.

È stata riconosciuta alla nascita ma nel momento in cui sono arrivati gli esiti delle analisi genetiche l’ha disconosciuta, anche davanti alla prova del Dna, in tribunale. Ma questa è un’altra storia, di dolori e sofferenze che fanno ancora male.

Ma quando Barbara riesce a ritrovare il sorriso, ha altre storie da raccontare, qualche volta anche con un lieto fine. Come quella del montascale per portare Rosa davanti all’uscio dell’appartamento nella palazzina popolare di Castelvetro Piacentino dove la famiglia vive. «Il comune ci ha dato il permesso all’installazione, ma poi ci hanno detto che di soldi non ce n’erano, la spesa spettava a noi - racconta -; ma io quei 13mila euro non ce li avevo proprio». E allora è arrivato un angelo, un impiegato di un’azienda specializzata di Reggio Emilia, la GME, chiamato a fare un preventivo dei lavori: il montascale è diventato in breve tempo il regalo di nozze della sorella, che ha rinunciato a piatti, servizi di bicchieri e buste gonfie di soldi per devolvere la cifra necessaria a Rosa.

Ma adesso che c’è da portare Rosa a scuola tutti i giorni, dal fisioterapista a Fiorenzuola tre volte alla settimana e alle numerose visite mediche in diverse città del Nord, la Fiat 500 L di Barbara non basta più. Troppo piccola, anche solo per caricare la carrozzina doppia di Rosa che quanto prima verrà sostituita da una sedia a rotelle.

Barbara, per alleviare questi suoi dolori, ha organizzato una raccolta fondi per l’acquisto di un’auto con pedana.

Ha inviato il link a tutti i suoi amici più stretti che, con tanto affetto, hanno donato con il cuore e si stanno ancora interessando.

Ma yutto questo non basta, non serve solo far girare il link d’aiuto.

E allora, ecco arrivare i nostri due angeli lodigiani, Roberto e Lorena di Caselle Landi. Lorena e Barbara sono amiche dai tempi del lavoro in una ditta di pulizie. Ma Barbara a un certo punto deve mollare l’impiego, ancora oggi una mamma con una figlia disabile, per qualcuno, non deve essere messa nelle condizioni di poter lavorare… Ma l’amicizia tra le due donne non si spegne. Roberto e Lorena sono al battesimo di Rosa: «Mia figlia stava crescendo con le sue malattie, non sapevo a cosa andassi incontro e ho voluto farla benedire» dice Barbara. E in quell’abbraccio davanti alla torta di quel giorno di festa c’è tutto l’affetto di questa coppia che vive con i suoi quattro cani in una casa di campagna a due passi dal fiume Po.

E quando c’è da trovare una soluzione per la macchina di Rosa e della sua mamma, Roberto non resta con le mani in mano. Il caso, che in una storia come questa conta veramente, vuole che prima di andare in pensione lui abbia lavorato in una famosa officina milanese specializzata nell’allestimento di auto e furgoni per persone con disabilità. A Roberto basta una telefonata per mettersi in contatto con i suoi vecchi amici di Autoability e trovare così un mezzo robusto e affidabile che potrebbe diventare la nuova macchina della piccola. Questa volta l’angelo ha le braccia forti e sincere di questo uomo (“Di cognome faccio Meazza come lo stadio di Milano” dice orgoglioso lui che di Milano ha il cuore grande cantato anche nel famoso brano dedicato alla Madonnina del Duomo) che quando sente raccontare di Rosa e delle sue difficoltà deve uscire dalla stanza perché gli scendono le lacrime come a un bambino.

Ma non c’è tempo da perdere, adesso. Perché Barbara non li ha quei soldi. Lei, vincendo anche quella sua riservatezza che la porta a non chiedere quasi mai aiuto, ha deciso di lanciare una raccolta fondi su una delle più importanti piattaforme solidali. L’indirizzo per aiutare Rosa e la sua mamma è il seguente: https://gofund.me/de8dc74c5. Per adesso i soldi racimolati sono pochi, ne servirebbero dieci volte tanto. Ma intanto sono un inizio.

Chissà che qualche angelo adesso possa apparire ancora una volta nella vita di Rosa. A lei, d’altronde, basta uno sguardo per farsi capire. Basta saperla ascoltare. Con gli occhi. E con il cuore.

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