E così a notte fonda il governo ha deciso: scompariranno le province che hanno un’estensione minima, hanno pochi comuni e meno di 350mila abitanti. Tra queste anche la Provincia di Lodi. E con essa se ne andrà una buona parte dell’autonomia lodigiana e di quello spaccato di indipendenza
che rendeva il nostro territorio pari a tante altre realtà italiane. Dio solo sa quanto tempo ci sia voluto per metterla in piedi, questa autonomia.
Dopo l’unificazione risorgimentale dell’Italia, i piemontesi da Roma decisero che l’antica Provincia di Lodi e Crema doveva essere soppressa, spaccata in due e regalata metà a Milano e metà a Cremona. Inutili furono i tentativi fatti durante il fascismo per rimetterla in piedi: Mussolini, dopo aver assicurato in tal senso i podestà del nostro territorio, per non scontrarsi con Farinacci preferì far nascere la Provincia di Varese. Poi, dal 1965 in avanti, la ripresa del lungo cammino per tornare all’indipendenza istituzionale. Un cammino durato trent’anni. E anche in questo caso Dio solo sa quanto lavoro venne compiuto in quel frangente: ne sono una tangibile e mirabile testimonianza le annate del «Cittadino».
Quanto impegno. Quanti sforzi. Quanti incontri, quante assemblee, quanti dibattiti in giro per i comuni più piccoli. Quanta fatica.
Nessuno tra coloro che governano oggi la Provincia di Lodi prese parte a quella lunga battaglia. È probabilmente questo il motivo per il quale in un simile frangente non hanno organizzato iniziative per coinvolgere le istituzioni del territorio, non hanno chiamato a raccolta i sindaci, non hanno contattato le realtà interessate.
Ci saremmo aspettati anche una discesa in campo dei consiglieri regionali lodigiani, che sono quattro (quattro! Non ne abbiamo mai contati così tanti!), uno dei quali siede sull’altissimo scranno di vicegovernatore. Nulla, o quasi: è come se la cancellazione dell’autonomia di questa terra non li tocchi più di tanto.
E adesso? Non sappiamo che fine farà il Lodigiano.
Ci auguriamo che non venga smembrato, perché sarebbe una terribile iattura. Se dobbiamo farci inglobare da qualcuno, andiamoci con il territorio unito. Ascoltando il parere della gente l’auspicio sembra essere uno solo: tornare con Milano.
Ora non si può più rimanere alla finestra, occorre aprire subito un negoziato. E ottenere dalla futura provincia metropolitana di Milano (o da quella con la quale saremo costretti a contrarre il futuro matrimonio) la promessa del mantenimento della presenza degli uffici pubblici nel Lodigiano. E bisogna fare in modo di perdere il meno possibile tutte quelle istituzioni che a Lodi, a seguito della nascita della Provincia, hanno aperto le loro sedi periferiche.
Cari lodigiani, non perdiamoci d’animo. La battaglia è appena incominciata.
E state certi che «Il Cittadino», che da oltre centovent’anni sventola alta l’identità di questa terra come una bandiera, continuerà a farlo. Con o senza la Provincia di Lodi.
L’editoriale del direttore Ferruccio Pallavera dopo la decisione del governo che porterà alla scomparsa della Provincia di Lodi
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