Quaresima, l’invito del vescovo Maurizio alla conversione e alla carità

MERCOLEDI’ DELLE CENERI «Convertiamoci a penitenza ed Eucarestia, a preghiera e carità sociale, che cambia il mondo se rimane radicata in Cristo»

Lodi

Santa Messa di inizio del tempo liturgico di Quaresima ieri in Cattedrale, con il vescovo Maurizio che ha presieduto la celebrazione con il tradizionale rito di imposizione delle ceneri.

«La Quaresima è un ritorno a Dio, certi come siamo di essere perdonati, perché Dio è amore e l’approdo dei pellegrini di speranza sui passi della fede è nella carità - ha esordito monsignor Malvestiti -. In Quaresima si scatena la gelosia della compassione divina per quanti intraprendono i sentieri della conversione. Ritornate al Signore, con tutto il cuore. Dio infatti è di grande amore». Se Dio è così, potremo noi deridere chi sbaglia? «Essere a nostra volta misericordiosi e pietosi non significa indulgere alla debolezza umana, ma superarla nello Spirito di Cristo che ci reca il perdono di Dio - ha specificato il vescovo -. Preghiera, digiuno e carità possono arginare la fragilità umana liberando nella società la civiltà dell’amore». Ritornate è quindi il grido salvifico della Quaresima: «Per consentire alla vita di fiorire e portare frutti di umanità nuova siamo salvati in questa speranza, e potremo glorificare Dio nel mondo impedendo che nell’oblio di Lui siano trascinati uomo e donna. Cristo non aveva conosciuto peccato e Dio lo fece peccato perché diventassimo giustizia di Dio. Perciò non sfugga questo giorno della salvezza: la carità di Cristo già ci possiede, lasciamoci quindi riconciliare con Dio e stiamo attenti, perché non l’ammirazione umana ma la ricompensa del Padre deve starci a cuore».

L’autenticità davanti a Dio ci libererà da ogni ostacolo, dalla componente di noi stessi che si ammala di egoistica chiusura: «Non ipocrisia ma la carità forgia i veri testimoni che pregano in sincerità nella certezza che, in cambio del nostro sforzo di fedeltà, Dio ci dona se stesso nel tempo e nell’eternità». L’inquietudine evangelica ci impedirà di cadere vittima di guadagni esistenziali inconsistenti nei quali la tentazione può nasconderci. «Solo la carità ha futuro perché mai finirà - ha concluso il vescovo -. Così potremo diffondere insieme alla Chiesa il profumo di Cristo. La Quaresima ci mette in guardia dal peccato, aprendoci con il vento del Vangelo alla carità. Convertiamoci quindi a penitenza ed Eucarestia, a preghiera e carità sociale, che cambia il mondo se rimane radicata in Cristo».

A cui si aggiunge la carità quaresimale della Diocesi «che dedichiamo a quest’anno all’acquisizione di urgenti spazi abitativi. Abitare la carità è infatti una proposta necessaria per i senza dimora cronici ma anche per quanti pur lavorando non trovano casa. Nessuno viva nessuno muoia fuori casa». Hanno concelebrato col vescovo i canonici e il Seminario con la cappella musicale hanno animato la liturgia che ci protende sulla Pasqua

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