Morte cardinale Ruini, il ricordo dei lodigiani
CHIESA Giovedì 18 giugno le esequie in San Pietro presieduta da Papa Leone
Lettura 2 min.
Lodi
Oggi, giovedì 18 giugno, Papa Leone presiederà in San Pietro i funerali del cardinale Camillo Ruini, spentosi martedì a 95 anni. Nel periodo in cui è stato presidente della Cei, dal 1991 al 2007, anche alcuni lodigiani hanno collaborato con Ruini. «Fu lui a fare la telefonata al vescovo Capuzzi per chiamarmi a sostituire monsignor Giuseppe Betori, che era direttore dell’Ufficio catechistico nazionale e sarebbe diventato sottosegretario della Cei»: così comincia monsignor Bassano Padovani, chiamato appunto dal cardinale Ruini a diventare direttore dell’Ufficio catechistico nazionale, a Roma. «Il vescovo era molto scettico, ma accettò. Non capivamo perché avessero chiamato proprio me. Non conoscevo nessuno. Sono andato a Roma dal cardinale Ruini per presentarmi. C’erano lui e Betori. Ho capito che il mio nome era stato suggerito da don Cesare Bissoli, salesiano, biblista, che era suo collaboratore fedele ed era stato mio insegnante». Nei quattro anni a Roma, dal 1996 al 2000, monsignor Padovani ha avuto varie occasioni di incontro con Ruini. «Avevamo incontri periodici in cui noi direttori degli Uffici davamo una sorta di relazione sul lavoro. Dal punto di vista umano, il cardinale era una persona molto riservata ma anche molto attenta, fine nei rapporti. Lavorava tantissimo. Ha impostato l’attività che noi dovevamo svolgere in maniera ottimale. Come presidente Cei aveva una serie di collaboratori attorno e ci teneva che gli dessero aiuto e consiglio». Don Bassano ricorda: «Monsignor Nino Staffieri era vicario generale della diocesi di Lodi, Ruini di Reggio Emilia. Insieme avevano collaborato per il Cib di Reggio, dove anche le nostre scuole materne avevano prezzi di favore. Poi quando Ruini era segretario della Cei, Staffieri divenne sottosegretario Cei. C’era fiducia, si conoscevano da prima. Ruini aveva capacità organizzative ma anche di riflessione e analisi veramente uniche. In alcuni ambiti ha dato direttive profetiche». Nel 2000 monsignor Padovani fu richiamato a Lodi per diventare rettore del Seminario: Ruini tentò di resistere, ma in diocesi c’era bisogno. A Roma don Bassano aveva già vissuto dal 1988 al 1991, quando studiava al “Lombardo” e aiutava la parrocchia della Magliana. «Là c’erano tutti preti di Reggio Emilia, la diocesi aveva assunto l’impegno di seguire una parrocchia. Il parroco don Pietro era compagno di Messa di Ruini, aveva una carica spirituale e operativa fantastica. Entrambi, don Pietro e Ruini, pur con caratteristiche diverse, erano personaggi fortissimi». Vittorio Sozzi è stato responsabile del Servizio nazionale del Progetto culturale della Cei. «Per me è stato un onore collaborare con lui – dice Sozzi -. Ma sono stato molto più onorato di essergli stato vicino fino alla fine. L’ultima volta l’ho visto sabato 6 giugno». E c’è un forte legame personale. «Mi è stato molto vicino nel tempo della malattia e della morte di mio fratello don Marco. In 11 mesi ho perso don Marco, mamma e papà. Anche dopo il cardinale mi è stato vicino. Ha voluto conoscere personalmente l’altro mio fratello e con lui e mia cognata siamo stati a cena due volte a casa sua. Era di un’umanità inimmaginabile. Soprattutto se letta alla luce dei pregiudizi che c’erano su di lui come uomo di potere. Niente di tutto questo: era di una grande umanità. Condivido il ricordo del cardinal Betori: fede e umanità sono stati i suoi tratti essenziali».
© RIPRODUZIONE RISERVATA