Il Santissimo Crocifisso ci avvicina alle solitudini e alle sofferenze
VERSO LA PASQUA La Stazione quaresimale a Lodi dalla Cattedrale al tempio della Maddalena presieduta dal vescovo Maurizio
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Lodi
Statio quaresimale con il vescovo Maurizio dalla Cattedrale alla chiesa della Maddalena, tempio in città bassa dove venerdì sera è culminato il cammino con venerazione del Santissimo Crocifisso, seguito da una moltitudine di fedeli, ed accompagnato da canti e preghiere. «Con la Croce abbiamo camminato sulla via dalla Cattedrale alla Maddalena, prima testimone della resurrezione del Signore - ha esordito il vescovo -. Sulla via, per il traboccare della carità di Cristo, dalla città alla Diocesi e poi dalla Chiesa universale e al mondo, passa il Crocifisso. Forse incontra l’indifferenza, ma non si ferma». Infatti nulla chiede e tutto dona con il perdono, invitandoci alla mensa del Regno anticipata da ogni Messa. «La Via Crucis chiama vecchi e giovani, ricchi e poveri, malati e sani a ritrovare se stessi nel vero Dio e vero uomo che regna nella Croce - ha aggiunto monsignor Malvestiti -. Essa chiama a dare umanità alla storia. Il Figlio di Dio è sceso dall’alto allargando le braccia nella sua carità senza limiti per comporre con noi un abbraccio fraterno ed universale, affinché sia pace a tutti». La vera pace germoglia e si fortifica nei cuori perdonati, trasmettendosi alle famiglie che faticano nell’incertezza del lavoro.
«Davanti al Crocifisso consideriamo questa emergenza che deve impegnare la nostra carità - ha esortato il vescovo -. Il Santissimo Crocifisso ci accompagna in preghiera per sensibilizzare tutti. La carità può anche sostenere le famiglie e la scuola nell’arduo compito di educare». Inoltre, il Santissimo Crocifisso ci avvicina alle solitudini e alle sofferenze dell’anima, «nuove povertà, insieme alla penuria di case da abitare. Non possiamo consentire che vita e morte avvengano fuori casa. Nella carità diocesana che ci ha impegnato in questa Quaresima non vogliamo tradire questo gesto volgendo altrove lo sguardo quando incontriamo ferite, contraddizioni e paradossi che la stessa carità di Cristo ci svela» ha sottolineato il vescovo, per poi concludere: «Il bacio al Crocifisso non va tradito perché Dio è amore, e questo annuncio spetta anche a noi, cantando l’inno alla carità. Ma vero canto è il precetto pasquale, obbligo di amore e proposito che non ci consente di scappare nelle nostre paure ma ci impegna nella consegna di noi stessi a Dio e al prossimo».
La sintesi del vivere in Cristo è la Pasqua: «Da assimilare nella fede, speranza e carità». Quindi il messaggio finale: «Il Crocifisso ricambiando il nostro sguardo ci regala profondissima quiete, in cui possiamo comprendere che la preghiera muove il mondo e ci consegna al Creatore e Padre, in un tuffo di energia e di luce, perché Dio è amore».
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