Una vera e propria “arca di Noè” è approdata fra i vigneti delle colline di San Colombano

Le fototrappole nel podere sulla Serafina documentano la presenza di una ricca fauna

In meno di tre settimane le fototrappole hanno ripreso caprioli singoli e in gruppo, cinghiali naturalmente, una volpe e pure un lupo, su cui però non ci sono certezze, e anzi pareri discordanti. È il repertorio d’immagini di pochi giorni e notti sulla collina di San Colombano, nel Vigneto Faverzani, il podere sulla strada collinare della Serafina della omonima cantina vitivinicola. «Andando al lavoro nel vigneto vedo spesso animali di tutti i tipi, ma non ho mai l’occasione di fotografarli – racconta Marco Faverzani -. Allora ho pensato di installare qualche fototrappola per farmi un’idea più precisa di quanti siano di passaggio. E il risultato è stato un numero impressionante di riprese di animali di tante specie diverse. Ormai sappiamo della loro presenza, e anche da un po’ di tempo, ma è davvero bello verificare che sui nostri colli ci sia una tale varietà». Il tutto vissuto finora senza preoccupazioni.

«Non ho mai riscontrato danni al vigneto, almeno finora – spiega Faverzani -. Certo i cinghiali scavano nel terreno, probabilmente alla ricerca di radici, e lasciano tracce impressionanti. Ma nessun animale per ora si è mai rivolto alla vite. Certo che se il loro numero crescesse ancora, forse sarebbe più difficile. Speriamo di riuscire a tenere un equilibrio». I cinghiali finora sono stati più pericolosi per la circolazione stradale, e sicuramente hanno creato danni agli orti e alle colture appena avviate. I vigneti però sono stati risparmiati. La loro presenza in collina è testimoniata da almeno 10 anni, anche se è difficile dire quanti siano stanziali e quanti di passaggio, sicuramente diverse decine. I caprioli sono più recenti, ma hanno già raggiunto un buon numero, tra i 20 e i 30. Le volpi invece proliferano: un censimento non c’è, ma sarebbero numerosissime, almeno secondo i cacciatori. Resta ancora avvolto nel mistero il lupo, di cui pure siano state trovate tracce inconfutabili. «Anche nel nostro vigneto è stato fotografato, non in modo chiaro, quello che potrebbe sembrare un lupo, anche se alcuni esperti mi dicono possa trattarsi solo di un cane», conclude Faverzani. Alla bella rassegna fotografica mancano forse solo il tasso, molto diffuso in collina, e l’ultimo arrivato, l’istrice, la cui risalita dal sud della Penisola verso l’Emilia-Romagna e la Lombardia è certificata ormai da 7 od 8 anni, probabilmente nel tentativo di adattarsi al clima in riscaldamento. A San Colombano se ne registra la presenza solo dall’anno scorso.

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